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lunedì 3 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Serie A, il Times boccia il calcio italiano: pochi ricavi, stadi vecchi e giovani trascurati. Solo l’Atalanta indica la strada, il Napoli...

Il confronto con la Premier League è particolarmente impietoso: il campionato inglese genera entrate nettamente superiori rispetto a qualsiasi altra lega europea.

Serie A, il Times boccia il calcio italiano: pochi ricavi, stadi vecchi e giovani trascurati. Solo l’Atalanta indica la strada, il Napoli...
Il calcio italiano continua a vivere sospeso tra il peso della sua storia e le difficoltà del presente. È questa la fotografia tracciata dal quotidiano britannico The Times, che in un’analisi approfondita sulle competizioni europee ha messo in evidenza le fragilità strutturali della Serie A.

Serie A, il Times boccia il calcio italiano: pochi ricavi, stadi vecchi e giovani trascurati. Solo l’Atalanta indica la strada, il Napoli...

Il punto di partenza è il rendimento nelle coppe. Nella stagione europea in corso soltanto l’Atalanta BC è riuscita a raggiungere gli ottavi di finale della UEFA Champions League, mentre altre squadre italiane sono uscite prima del previsto. L’Inter Milan e la Juventus sono state eliminate nei play-off rispettivamente da FK Bodø/Glimt e Galatasaray SK, mentre il SSC Napoli ha salutato la competizione già nella fase iniziale del nuovo format. Secondo il giornale inglese, questi risultati non rappresentano soltanto una delusione sportiva ma sono il sintomo di problemi più profondi che il sistema calcistico italiano fatica ancora ad affrontare. Il peso della storia e il confronto con il presente Per comprendere il momento attuale bisogna guardare indietro. Tra gli anni Ottanta e la metà dei Duemila la Serie A rappresentava il punto di riferimento del calcio mondiale. Campioni e allenatori di altissimo livello sceglievano l’Italia come destinazione naturale della propria carriera. Nell’analisi del quotidiano britannico si ricorda come figure iconiche del calcio italiano, come Fabio Capello o Gianluigi Buffon, abbiano contribuito a costruire un’epoca di dominio internazionale. Allo stesso modo, stelle come Ronaldo e Christian Vieri rappresentano ancora oggi l’immagine di quegli anni di splendore. Ma quella stagione storica continua a proiettare un’ombra lunga sul presente. Il calcio italiano, oggi, appare meno competitivo rispetto alle grandi potenze europee. Nonostante qualche segnale positivo negli ultimi anni — con finali europee e alcuni trofei conquistati — la distanza con i principali campionati resta evidente. Il divario economico con le altre leghe Uno dei nodi principali riguarda le risorse finanziarie. Secondo l’analisi del Times, la Serie A occupa soltanto il quarto posto in Europa per ricavi complessivi dei club. Il confronto con la Premier League è particolarmente impietoso: il campionato inglese genera entrate nettamente superiori rispetto a qualsiasi altra lega europea. Anche rispetto a Spagna e Germania il divario resta significativo. I club della La Liga e della Bundesliga dispongono mediamente di risorse economiche più elevate, elemento che si riflette inevitabilmente sulla competitività delle squadre. Nel ranking dei ricavi dei club europei dominano realtà come Real Madrid CF, FC Barcelona, FC Bayern Munich e Paris Saint-Germain. Il primo club italiano compare molto più indietro nella graduatoria, segno di un sistema che fatica a competere anche dal punto di vista economico. Stadi e infrastrutture: un problema storico Un’altra debolezza riguarda le infrastrutture. Molti stadi italiani sono datati e non permettono ai club di sviluppare ricavi moderni legati all’intrattenimento e alle attività commerciali. In questo scenario, i casi della Juventus e dell’Atalanta BC rappresentano eccezioni significative: sono tra le poche società italiane ad avere uno stadio di proprietà, un fattore che consente maggiore autonomia economica e nuove fonti di guadagno. La mancanza di impianti moderni continua quindi a limitare il potenziale economico dell’intero sistema. Il tema della crescita dei giovani L’analisi del Times si concentra anche su un aspetto culturale: lo sviluppo dei talenti italiani. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila il premio per il miglior giovane della Serie A veniva assegnato quasi esclusivamente a calciatori italiani. Tra questi figuravano nomi diventati simboli del calcio nazionale, come Francesco Totti e Alessandro Nesta. Negli ultimi anni, invece, molti dei vincitori di quel riconoscimento sono stati giocatori stranieri, segnale di un sistema che fatica a produrre e valorizzare nuovi talenti locali con la stessa continuità del passato. Il caso Napoli e i dubbi europei Particolare attenzione è stata dedicata alla stagione europea del Napoli guidato da Antonio Conte. L’eliminazione precoce dei campioni d’Italia dalla Champions League è stata definita dal quotidiano britannico una sorpresa significativa. Nonostante una rosa rafforzata durante il mercato estivo e alcune attenuanti legate agli infortuni, il mancato accesso almeno ai play-off ha riaperto il dibattito sul rendimento internazionale delle squadre allenate da Conte. L’Atalanta come modello per il futuro Nella riflessione finale emerge però anche una nota di speranza. Per il Times il modello da osservare è proprio quello dell’Atalanta. Il club bergamasco rappresenta un esempio di gestione moderna: infrastrutture adeguate, una forte identità tattica, investimenti mirati e grande attenzione allo sviluppo dei giovani. Non è soltanto l’ultima squadra italiana rimasta in Champions League. È anche la dimostrazione che, con un progetto chiaro e una gestione coerente, il calcio italiano può ancora trovare una strada competitiva nel panorama europeo.
Andrea Fiorentino · Redattore