Serie A, il paradosso Napoli: campione d’Italia ma fanalino di coda nella crescita europea
Il Napoli è campione d’Italia ma cresce meno degli altri campioni europei. Non è una bocciatura gestionale, bensì il riflesso di un ecosistema meno performante.
NAPLES, ITALY - MAY 23: Giovanni Di Lorenzo of Napoli, Antonio Conte, head coach of Napoli and Aurelio De Laurentiis, President of Napoli, following the Serie A match between Napoli and Cagliari at Stadio Diego Armando Maradona on May 23, 2025 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)
Il Napoli ha alzato lo Scudetto 2024-25, ma sul piano economico è il campione nazionale che è cresciuto meno nell’ultimo decennio tra le otto principali leghe europee.
Serie A, il paradosso Napoli: campione d’Italia ma fanalino di coda nella crescita europea
È il dato che emerge dall’European Champions Report 2026 di Football Benchmark, che confronta le performance finanziarie dei club vincitori di Premier League, Liga, Bundesliga, Ligue 1, Serie A, Süper Lig, Eredivisie e Primeira Liga.
Tra il 2015-16 e il 2024-25 i ricavi operativi del Napoli sono aumentati appena del 25%. Un dato che stride con la traiettoria degli altri campioni nazionali.
I numeri del confronto europeo
Ecco la crescita dei ricavi nell’ultimo decennio:
Sporting Lisbona: +118%
Liverpool: +107%
Galatasaray: +81%
Psv Eindhoven: +79%
Barcellona: +60%
Psg: +59%
Bayern Monaco: +45%
Napoli: +25%
Il gap è evidente. In un calcio europeo che accelera, il club azzurro cresce ma lo fa a ritmo ridotto.
Fatturato 2024-25 (al netto del player trading)
Barcellona: 985 milioni
Bayern: 861 milioni
Psg: 837 milioni
Liverpool: 836 milioni
Galatasaray: 282 milioni
Napoli: 179 milioni
Psv: 171 milioni
Sporting: 148 milioni
Il Napoli si colloca nella fascia medio-bassa del gruppo analizzato, distante anni luce dai colossi europei.
L’effetto Champions e il limite strutturale italiano
È vero che l’assenza dalla Champions League nel 2024-25 ha pesato: circa il 30% di ricavi in meno rispetto alla stagione precedente. Ma il problema è più profondo e riguarda il sistema.
La Serie A, salvo picchi isolati come l’Inter finalista di Champions, mostra una stagnazione dei ricavi caratteristici. Il nodo centrale resta la valorizzazione dei diritti tv, compressi in un contesto dominato dalla nuova Super Champions e da mercati più aggressivi come Premier League e Liga.
Il Napoli diventa così il simbolo di una criticità sistemica: crescita limitata, competizione internazionale sempre più feroce, difficoltà ad ampliare le entrate commerciali su scala globale.
Il peso degli stipendi: il dato più critico
Un altro indicatore chiave riguarda l’incidenza del costo del personale sui ricavi operativi.
Napoli: 79%
Psv: 49%
Barcellona: 52%
Bayern: 52%
Sporting: 59%
Liverpool: 60%
Galatasaray: 63%
Il 79% rappresenta il valore più alto tra i campioni analizzati. Questo significa margini di manovra ridotti e maggiore esposizione al rischio in caso di mancati introiti europei.
Perdite, utili e disciplina finanziaria
Nel 2024-25:
Psg: -40 milioni
Napoli: -21 milioni
Bayern: +27 milioni
Sporting: +20 milioni
Psv: +8 milioni
Il Napoli ha contenuto la perdita grazie alle plusvalenze di mercato, attenuando l’impatto combinato di costi crescenti e mancati premi Uefa.
Va però sottolineato un aspetto spesso trascurato: la solidità patrimoniale. Al 30 giugno 2025 il club presentava:
174 milioni di liquidità
190 milioni di patrimonio netto positivo
Una gestione storicamente prudente che ha consentito di assorbire l’urto.
Modelli diversi, stessa sfida
Il report di Football Benchmark offre una chiave di lettura più ampia. Come spiega Andrea Sartori, fondatore e CEO della società di consulenza:
"Non esiste un unico modello finanziario per vincere. Ciò che distingue i club sostenibili non è la dimensione, ma la capacità di comprendere il proprio contesto economico e prendere decisioni disciplinate su costi e investimenti".
Tradotto: non basta inseguire il successo immediato. Serve equilibrio tra ambizione sportiva e sostenibilità.
Il paradosso Napoli
Il Napoli è campione d’Italia ma cresce meno degli altri campioni europei. Non è una bocciatura gestionale, bensì il riflesso di un ecosistema meno performante.
La domanda strategica è chiara: può un club italiano colmare il divario senza una riforma strutturale del sistema Serie A?
Finché il mercato domestico non aumenterà il proprio valore commerciale e mediatico, anche le società meglio amministrate continueranno a muoversi con il freno tirato. Il Napoli ha vinto sul campo. La prossima sfida è vincere nel bilancio europeo.
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