Serie A, crisi del gol: mai così pochi centri dal 2000. Lautaro guida con il minimo storico
Il dettaglio che più colpisce non è tanto il numero del capocannoniere, quanto il deserto alle sue spalle. Dopo 27 turni, soltanto Lautaro ha superato quota dieci. Un unicum nell’era moderna della Serie A.
Per anni la Serie A è stata definita “l’università dei centravanti”. Un laboratorio severo, certo, ma capace di forgiare bomber seriali, dominatori dell’area di rigore, numeri nove riconoscibili a occhi chiusi. Oggi quella definizione suona come un ricordo.
Serie A, crisi del gol: mai così pochi centri dal 2000. Lautaro guida con il minimo storico
Dopo 27 giornate di campionato, la classifica marcatori racconta una realtà inedita: dal 2000 a oggi il capocannoniere non aveva mai segnato così poco a questo punto della stagione. In vetta c’è Lautaro Martínez con 14 reti. È il dato più basso degli ultimi ventisei anni. Il precedente minimo era 15 gol, registrato da Mauro Icardi nel 2014/15 e Carlos Tevez nel 2013/14.
Non è solo una flessione statistica. È un cambio di scenario.
Un solo giocatore in doppia cifra: un’anomalia storica
Il dettaglio che più colpisce non è tanto il numero del capocannoniere, quanto il deserto alle sue spalle. Dopo 27 turni, soltanto Lautaro ha superato quota dieci. Un unicum nell’era moderna della Serie A.
Negli ultimi ventisei anni, a questo punto della stagione, c’erano sempre stati almeno cinque giocatori in doppia cifra. Oggi, invece, si assiste a un affollamento tra le otto e le nove marcature: Rafael Leão (9), Nico Paz (9), Douvikas (9), Rasmus Højlund (9), Hakan Çalhanoğlu (8), Davis (8), Moise Kean (8), Christian Pulisic (8) e Yildiz (8).
Un gruppo compatto, ma nessun dominatore.
La trasformazione del numero nove
C’è poi una questione più profonda, che riguarda l’identità stessa dell’attaccante. I “9” puri sono sempre meno. Oggi si possono ricondurre a questa categoria soltanto Lautaro, Højlund, Kean e Davis. Il resto della graduatoria è popolato da seconde punte, esterni offensivi, trequartisti adattati o centrocampisti con licenza d’inserimento.
È un mutamento culturale prima ancora che tattico. La centralità del centravanti classico si è progressivamente ridotta. Il gol è diventato un affare collettivo, distribuito, frammentato. Le squadre cercano fluidità, rotazioni, imprevedibilità. Ma in questa evoluzione si è perso il riferimento stabile in area, il finalizzatore seriale capace di superare quota venti con naturalezza.
L’assenza dei bomber di provincia
C’è un’altra assenza che pesa: quella dei bomber delle “piccole”. Un tempo anche le squadre di medio-bassa classifica potevano contare su attaccanti da 15 o 20 gol. Fabio Quagliarella, Antonio Di Natale, Cristiano Lucarelli, David Di Michele, fino a profili come Chevanton o Chiesa nelle loro stagioni migliori.
Oggi quel modello sembra essersi dissolto. I club di provincia faticano a trattenere o valorizzare centravanti di lungo corso. Il mercato globale, la crescita dei costi e la ricerca di profili giovani e rivendibili hanno cambiato la geografia del gol.
Il confronto con i top campionati europei
Allargando lo sguardo oltre i confini italiani, il divario diventa evidente. In Premier League Erling Haaland viaggia a quota 22, con Igor Thiago a inseguire. In Liga Kylian Mbappé è già a 23, seguito dall’ex Lazio Murici a 16. In Bundesliga Harry Kane ha toccato 30 gol in 24 partite: numeri che appartengono a un’altra dimensione.
Solo in Ligue 1 il dato si avvicina a quello italiano, con Mason Greenwood a 14 reti, ma con tre giornate in meno disputate e diversi giocatori già in doppia cifra.
La fotografia è chiara: la Serie A non produce più, almeno per ora, un cannoniere dominante.
Una crisi strutturale o una fase di transizione?
Definire questa situazione una crisi è forse immediato, ma riduttivo. Potrebbe trattarsi di una fase di trasformazione del campionato, dove la distribuzione delle responsabilità offensive prevale sulla centralità di un singolo.
Resta però un interrogativo che attraversa addetti ai lavori e tifosi: senza un grande bomber, il racconto della Serie A perde fascino internazionale? Il gol è narrazione, è icona, è identità. E oggi quella figura simbolica appare meno nitida.
Usiamo cookie tecnici e, previo consenso, cookie di profilazione per misurare il
traffico e mostrare annunci pertinenti. Puoi cambiare idea quando vuoi dalla
Cookie Policy.