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giovedì 30 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Scandalo arbitri, l'inchiesta si allarga: i pm indagano sul presunto veto dell'Inter su Mariani

Scandalo arbitri, l'inchiesta si allarga: i pm indagano sul presunto veto dell'Inter su Mariani
L'inchiesta condotta dalla Procura di Milano sulle presunte interferenze dell'Inter nelle scelte dell'ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi si allarga, alimentata da un nuovo filone di intercettazioni riattivate meno di tre mesi fa. La novità più deflagrante, formalizzata in un nuovo invito a comparire notificato a fine aprile, riguarda il perimetro temporale e sportivo delle indagini: le partite sotto la lente d'ingrandimento dei magistrati passano da tre a quattro. Stando a quanto riportato dal Corriere della Sera, al trittico della passata stagione, composto da Inter-Verona, Bologna-Inter e dal derby di Coppa Italia, si aggiunge una sfida del campionato da poco terminato. Si tratta dell'incrocio tra Torino e Inter disputato il 26 aprile del 2026, una gara per la quale, secondo le ricostruzioni della Procura, Rocchi avrebbe designato Maurizio Mariani solo a seguito di un presunto benestare della società nerazzurra, che inizialmente considerava il direttore di gara un profilo non gradito.

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Rispetto all'impianto accusatorio iniziale, il quadro tracciato dai pm si fa decisamente più complesso. Muta la natura della contestazione per aver illecitamente accolto pressioni esterne volte a condizionare il regolare svolgimento del torneo: l'ipotesi di frode sportiva, ora, vede Rocchi agire in presunta combutta con alcuni esponenti del club milanese, i quali avrebbero a loro volta sfruttato rapporti privilegiati con l'ex numero uno della FIGC, Gabriele Gravina. Uno scenario che tira in ballo direttamente i vertici sportivi, sebbene al momento né i dirigenti interisti né lo stesso Gravina — dimessosi dopo la mancata qualificazione al Mondiale e sostituito da Giovanni Malagò — risultino formalmente indagati. Rocchi, che lo scorso 30 aprile si era avvalso della facoltà di non rispondere, ha recentemente rotto il silenzio: assistito dagli avvocati Antonio D'Avirro e Antonio Bana, ha accettato un interrogatorio secretato con il pm Maurizio Ascione e il procuratore aggiunto Paolo Ielo. La genesi di questi nuovi sviluppi affonda le radici nella decisione della gip Giulia Marozzi, che ha autorizzato la ripresa degli ascolti negata in precedenza nell'estate del 2025 dall'ex gip Calabi. Un segmento temporale cruciale, a cavallo dello scorso aprile. L'ex designatore, autosospesosi nei giorni precedenti per lasciare il timone a Daniele Orsato (scelto direttamente dall'AIA come successore), sarebbe stato intercettato mentre riceveva le lamentele di un dirigente dell'Associazione, portavoce dei pesanti malumori dell'ambiente nerazzurro proprio per la nomina di Mariani a Torino. Una scelta che Rocchi ha però difeso con forza davanti ai pm, rivendicando la totale autonomia di quella che, paradossalmente, si è rivelata la sua ultima designazione in carica. In questo clima di massima tensione giudiziaria, l'ex fischietto incassa tuttavia una prima e significativa vittoria. Dal nuovo invito a comparire e dai verbali dell'interrogatorio è infatti totalmente scomparso il filone d'indagine relativo alle presunte incursioni telefoniche dirette alla sala di Lissone. L'iniziale accusa di interventi a partita in corso per modificare le decisioni o pilotare i suggerimenti degli addetti al monitoraggio video verso gli arbitri di campo è definitivamente caduta, sollevando Rocchi da una delle contestazioni che avevano fatto più rumore all'alba dell'inchiesta. Andrea Alati
Andrea Alati · Redattore