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venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Plebiscito in Lega per Malagò in FIGC, 18 club firmano la candidatura: spunta il patto di ferro

Il salotto della Serie A ha deciso di indossare il vestito buono della diplomazia, cancellando con un colpo di spugna decenni di veti incrociati

Plebiscito in Lega per Malagò in FIGC, 18 club firmano la candidatura: spunta il patto di ferro
Il salotto della Serie A ha deciso di indossare il vestito buono della diplomazia, cancellando con un colpo di spugna decenni di veti incrociati. Il clamoroso asse a favore di Giovanni Malagò, spinto in prima linea da pesi massimi come Beppe Marotta e Aurelio De Laurentiis, ha incassato un vero e proprio plebiscito nell'ultima assemblea milanese. Ben 18 firme su 20, con le sole Lazio ed Hellas Verona a recitare il ruolo della resistenza (con i veneti peraltro in possibile fase di ammorbidimento in vista del voto del 22 giugno).

Malagò e l'amnesia della Serie A: i "delinquenti" del 2022 gli consegnano le chiavi della FIGC

Un'unità d'intenti quasi sospetta, che infatti poggia su un solido baratto politico. L'appoggio delle medio-piccole, terrorizzate dalla scure della riforma dei campionati, è stato "comprato" con una promessa granitica: lo status quo non si tocca. Nonostante i proclami di rinnovamento, la scalata di Malagò alla Federcalcio ha imposto di riporre nel cassetto la riduzione a 18 squadre. Almeno fino alle prossime elezioni federali del 2028, il campionato a 20 partecipanti è in cassaforte. Se l'accordo sul format racconta le logiche opportunistiche del pallone italiano, è riavvolgendo il nastro di appena quattro anni che la vicenda assume i contorni del grottesco. Come rievocato oggi da TuttoNapoli.net (che cita un'inchiesta de La Repubblica), nel 2022 il rapporto tra l'allora numero uno del CONI e i vertici della Lega era non solo gelido, ma ai limiti della querela. Le carte di alcune intercettazioni svelarono un Malagò a dir poco al vetriolo contro il sistema calcistico. I presidenti del massimo campionato venivano etichettati senza mezzi termini come "dei delinquenti veri". Non solo: l'intera istituzione della Lega Calcio veniva descritta dal candidato alla FIGC come un'organizzazione che, se avesse operato nel settore pubblico, avrebbe visto scattare le manette per tutti i suoi componenti. Parole pesantissime, macigni che avevano certificato una frattura apparentemente insanabile con la governance del pallone. Cosa è cambiato in così poco tempo per trasformare dei presunti "soggetti da arresto" nei più fedeli e appassionati grandi elettori di Malagò? La risposta risiede nel crudo pragmatismo e nell'istinto di sopravvivenza. I club hanno compreso di aver bisogno di una figura dal forte peso istituzionale per ridare centralità alla Lega, mentre il candidato ha dovuto sotterrare l'ascia di guerra per trovare una maggioranza in grado di garantirgli l'ambita poltrona federale. L'astio del passato è stato derubricato a semplice "incidente di percorso", sacrificato sull'altare di un riavvicinamento strategico che conviene a tutti. Andrea Alati
Andrea Alati · Redattore