La decisione di procedere a braccetto con i cugini rossoneri non è figlia del caso, ma di una radicata tradizione cittadina. Marotta ha sottolineato come Milano sia storicamente rappresentata da entrambe le fedi calcistiche, ricordando che Milan e Inter hanno condiviso il prato di San Siro per decenni. Da qui, la logica di proseguire questo percorso congiunto, unendo le forze per realizzare un impianto all'avanguardia che rispetti standard elevati di modernità, sicurezza e ospitalità. L'obiettivo è concepire una struttura viva, attiva 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, requisiti a cui l'attuale Meazza non può più rispondere a causa dell'età avanzata. Pur riconoscendo San Siro come un'icona e rispettando le emozioni che ha regalato a intere generazioni, Marotta ha evidenziato la necessità di guardare avanti, ricordando che l'età media degli stadi italiani si aggira attorno ai 60 anni.
Marotta detta i tempi: "Nuovo stadio Inter-Milan nel 2030. Scongiuriamo la burocrazia che allontana gli investitori"
Il passaggio più duro dell'intervento riguarda lo stato delle infrastrutture sportive a livello nazionale. I numeri citati dal presidente sono impietosi e certificano il ritardo del Paese: negli ultimi 20 anni, in Europa, sono stati edificati ben 250 nuovi stadi, mentre in Italia solamente 5. Questo dato, secondo Marotta, fa dell'Italia il fanalino di coda e rappresenta l'aspetto più negativo del panorama sportivo tricolore. Pur non attribuendo la colpa all'attuale Governo, il dirigente punta il dito contro una politica che, negli anni, ha trascurato il patrimonio rappresentato dalle strutture sportive. Il vero scoglio non è la mancanza di capitali, che si possono reperire come dimostra il caso milanese, ma un iter estremamente burocratizzato e ingessato che finisce spesso per allontanare i potenziali investitori. Per questo, l'intervento di un Commissario per gli stadi viene visto come uno strumento chiave per annullare la lentezza delle procedure.
Lo sguardo di Marotta è già proiettato al futuro, con una data cerchiata in rosso sul calendario: il 2030. L'obiettivo dichiarato è disputare la prima partita nel nuovo stadio in leggero anticipo rispetto agli Europei del 2032. Il presidente nerazzurro ha definito inimmaginabile l'ipotesi che Milano non rientri tra le città ospitanti della competizione continentale, garantendo che gli investimenti dei fondi Oaktree e RedBird sono perfettamente in sintonia con questa visione. Entrambe le proprietà vogliono centrare il traguardo dello stadio di proprietà entro quella data; un eventuale fallimento sarebbe da imputare unicamente a problematiche burocratiche e non a mancanze dei club. Per quanto riguarda i prossimi passi, il progetto è ancora in una fase iniziale in attesa delle autorizzazioni di Comune e Regione. Superato questo scoglio, si passerà al masterplan e al progetto vero e proprio, che porterà le prestigiose firme di Foster e Manica, definiti dal presidente come vere e proprie icone dell'architettura sportiva e non solo.
Andrea Alati
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