Ci sono notti che ridefiniscono l'anima di una squadra, forgiandola nel fuoco delle difficoltà. Il posticipo di Pasquetta contro il Milan si presentava per il Napoli come una montagna insormontabile. Senza la spina dorsale difensiva (Di Lorenzo e Rrahmani), privo di Neres e Vergara, e con l'attacco azzerato in extremis dal virus intestinale di Hojlund e dall'esilio volontario in Belgio di Lukaku. In totale emergenza, Antonio Conte ha gettato nella mischia dal primo minuto Giovane. L'ex attaccante del Verona si è caricato sulle spalle il peso del reparto avanzato, ingaggiando un duello rusticano con Pavlovic.
Il primo tempo del Maradona non è stato un assedio sbattuto contro un muro rossonero, bensì una complessa partita a scacchi. Entrambe le squadre si sono affrontate a viso aperto ma con estrema densità a centrocampo, annullandosi a vicenda. Il Milan di Allegri non ha fatto le barricate, ma l'inedito tandem Nkunku-Füllkrug ha faticato a trovare le giuste geometrie, così come la manovra azzurra non è riuscita a innescare le sortite di Giovane. Quarantacinque minuti di puro agonismo, intensi ma fisiologicamente sterili, privi di reali pericoli per Maignan e Milinkovic-Savic.
Giovane combatte, Alisson spacca il match: la notte perfetta del Maradona certifica la resa rossonera
Le grandi sfide, quando regna l'equilibrio, si vincono dalla panchina. Nella ripresa, Conte ha deciso di ridisegnare letteralmente il suo Napoli. Fuori il generoso Giovane e dentro l'elettrico Alisson Santos, ma la vera intuizione è stata l'avanzamento di Scott McTominay. Spostato nel ruolo di falso nove, lo scozzese ha iniziato a svuotare l'area di rigore, disorientando i punti di riferimento della retroguardia di Allegri e aprendo voragini per gli inserimenti dei compagni.
L'imprevedibilità del nuovo assetto, unita all'ingresso di Matteo Politano per Spinazzola, ha fatto saltare il banco al 79'. L'azione nasce a sinistra: Olivera scodella un pallone velenoso, De Winter sfiora maldestramente la sfera prolungandone la traiettoria sul secondo palo. In agguato c'è proprio Politano, che con un sinistro mortifero al volo fulmina Maignan sul suo palo. Settimo sigillo in carriera contro il Diavolo e Maradona in estasi.
La reazione rossonera, affidata ai tardivi ingressi di Pulisic e Leao, si è infranta sul muro eretto da un Napoli eroico. Negli spogliatoi, Massimiliano Allegri ha letto lucidamente la classifica, alzando bandiera bianca per la corsa tricolore: "Scudetto? Abbiamo dato. L'Inter ha nove punti di vantaggio su di noi, ora dobbiamo pensare partita dopo partita per blindare la Champions".
Di tutt'altro umore la piazza partenopea, infiammata da un ricorso storico che fa venire i brividi. Con questa vittoria il Napoli scavalca il Milan, si prende il secondo posto solitario e tocca quota 65 punti. Esattamente lo stesso, identico bottino raccolto lo scorso anno alla trentunesima giornata, nella stagione trionfale dello Scudetto. L'Inter capolista dista 7 lunghezze: un margine ampio, ma d'ora in poi Chivu sentirà il fiato sul collo di chi non ha nulla da perdere.
Ma il vero capolavoro di Conte va oltre i numeri. Questa è la vittoria del collettivo contro gli individualismi. Un concetto ribadito con forza dal ds Manna nel pre-partita, confermando la linea dura verso l'insubordinazione di Lukaku ("Non siamo contenti, ci saranno conseguenze"). Il Napoli, dunque, ha dimostrato ancora una volta che la coesione, il sacrificio tattico e la forza di volontà possono sopperire a qualsiasi assenza o bizza da star. E su queste fondamenta d'acciaio, la caccia all'Inter è ufficialmente aperta.
Andrea Alati
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