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martedì 4 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Napoli, ombre sul campionato: il caso Chiffi riaccende il sospetto di una stagione in salita

Dagospia spinge il ragionamento oltre il piano tecnico. Si chiede quale sia la “colpa” che Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte dovrebbero espiare. Aver vinto uno scudetto? Aver rotto equilibri consolidati?

Napoli, ombre sul campionato: il caso Chiffi riaccende il sospetto di una stagione in salita
La domanda è brutale, quasi provocatoria: chi vuole azzoppare il Napoli? A rilanciarla è Dagospia, che dopo Atalanta-Napoli parla apertamente di ombre sulla regolarità del campionato. Parole pesanti, che trasformano una polemica arbitrale in un caso politico-sportivo.

Napoli, ombre sul campionato: il caso Chiffi riaccende il sospetto di una stagione in salita

Al centro di tutto c’è ancora la direzione di Daniele Chiffi a Bergamo: il rigore prima concesso e poi tolto, il gol annullato a Gutierrez per fallo di Hojlund. Due episodi che, secondo il club azzurro e parte dell’opinione pubblica, hanno inciso direttamente sul risultato. Ma per molti non si tratta di un caso isolato. È l’ultimo capitolo di una sequenza che, da gennaio in poi, avrebbe assunto i contorni di un crescendo. L’elenco delle contestazioni: dal Milan a Bergamo Il Mattino ha ricostruito un elenco dettagliato degli episodi ritenuti penalizzanti dal Napoli. Una sequenza che parte già dalla quinta giornata. A San Siro contro il Milan, contatto tra Tomori e McTominay: per gli azzurri era rigore, non concesso. Alla decima giornata, al Maradona contro il Como, viene assegnato un penalty ai lombardi per un intervento giudicato dubbio di Milinkovic-Savic su Morata. Poi gennaio, il mese che avrebbe cambiato il tono della stagione. Contro il Verona, rigore concesso per un tocco di mano di Buongiorno – considerato involontario e preceduto da una spinta – e gol annullato a Hojlund per un presunto fallo di mano. In entrambi i casi, decisioni ribaltate dal Var. A San Siro contro l’Inter, rigore assegnato ai nerazzurri per contatto tra Rrahmani e Mkhitaryan, episodio che porta Antonio Conte all’espulsione e a due giornate di squalifica dopo le proteste. Allo Stadium contro la Juventus, il contatto tra Bremer e Hojlund sull’1-0 bianconero non viene sanzionato. L’Aia, due giorni dopo, riconosce l’errore. In Coppa Italia contro il Como, Ramon interviene su Hojlund senza ricevere il secondo giallo. Eliminazione ai rigori. A Roma, N’Dicka trattiene ancora Hojlund lanciato verso la porta: nessun fischio. Infine Bergamo. Il cerchio che si chiude. La “colpa” da espiare? Dagospia spinge il ragionamento oltre il piano tecnico. Si chiede quale sia la “colpa” che Aurelio De Laurentiis e Antonio Conte dovrebbero espiare. Aver vinto uno scudetto? Aver rotto equilibri consolidati? È una lettura suggestiva, che trova terreno fertile in una tifoseria già esasperata. La percezione, dentro e fuori lo spogliatoio, è quella di una disparità di trattamento. Non si parla apertamente di complotto, ma il sospetto aleggia. Il rischio, in questi casi, è che il dibattito si sposti dal campo alle istituzioni, alimentando una tensione che va oltre il risultato di una singola partita. Un clima che si fa pesante Il Napoli non ha nascosto la propria irritazione. Aurelio De Laurentiis ha contattato la Figc, la dirigenza ha alzato i toni, i giocatori hanno lasciato trapelare malumore. Antonio Conte, dopo le squalifiche precedenti, ha scelto la prudenza. La sensazione è che la vicenda non si esaurirà con il prossimo turno di campionato. Quando si parla di “sistematici errori molto penalizzanti”, il terreno diventa scivoloso. Perché la ripetizione, più dell’episodio singolo, è ciò che genera sfiducia.
Andrea Fiorentino · Redattore