Il conferimento della cittadinanza onoraria ad Aurelio De Laurentiis si trasforma in un delicato caso politico e identitario all'ombra del Vesuvio. Da una parte le rassicurazioni istituzionali del sindaco Gaetano Manfredi, che getta acqua sul fuoco e promette l'onorificenza in occasione del centenario; dall'altra la brusca frenata del Consiglio Comunale, dove la caduta del numero legale ha mascherato un profondo malumore. Al centro del dibattito, l'eterna dicotomia tra lo straordinario successo dell'imprenditore sportivo e le frequenti, aspre frizioni dialettiche dell'uomo con la piazza e le istituzioni.
Manfredi spegne le polemiche, ma la politica si divide: la cittadinanza ad ADL diventa un caso
Il cortocircuito istituzionale è deflagrato ieri, quando in Consiglio Comunale è venuto a mancare il numero legale per l'approvazione della proposta (avanzata da Forza Italia) di conferire il prestigioso riconoscimento al patron azzurro. A tentare di ricucire lo strappo è intervenuto in prima persona il primo cittadino, Gaetano Manfredi. Ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli, il sindaco ha voluto blindare l'iniziativa: "Sarà conferita la cittadinanza onoraria al presidente Aurelio De Laurentiis, anche in occasione del centenario". Manfredi ha poi derubricato l'incidente d'Aula a un mero intoppo burocratico: "La mancanza numerica legale non ha nessun significato politico, ci sarà il pieno consenso comunale. Il presidente De Laurentiis avrà la cittadinanza onoraria". Un passaggio, quello del sindaco, che si intreccia inevitabilmente anche con le grandi manovre strutturali della città: "È un momento importante anche per lo stadio Maradona, stiamo mettendo in piedi un grande progetto di riqualificazione in sintonia con la Regione Campania e speriamo di farlo anche con la società sportiva calcio Napoli".
Il dissenso e l'affondo di Carbone: "Serve un legame col cuore"
Dietro le quinte del rinvio, tuttavia, covano malumori che trascendono la semplice logica di maggioranza e opposizione, come rivelato anche dall'edizione odierna di Repubblica. A dare voce a questo scollamento è intervenuto in modo netto Luigi Carbone, esponente della maggioranza consiliare. Ai microfoni di Radio Tutto Napoli, Carbone ha tracciato una linea di demarcazione inequivocabile tra i meriti sportivi e i requisiti civici: "Ha portato il Napoli dalla Serie C allo Scudetto e ha fatto anche tante altre cose, ma questo vuol dire che è un grande imprenditore. La cittadinanza onoraria invece è un riconoscimento pubblico, molto alto, che si dà a chi ha un legame speciale con la città".
Il j'accuse del consigliere si concentra sulla retorica spesso divisiva del presidente: "De Laurentiis la cittadinanza onoraria potrebbe anche meritarla, ma se mettesse un po' da parte le sue uscite. Poco più di un anno fa disse che i napoletani sono un popolo di perdenti perché non si accontentano mai". Un atteggiamento che, secondo Carbone, stride con lo spirito partenopeo: "Oggi parli da imprenditore, ma se domani diventi mio concittadino onorario vuol dire che ti stanno tributando la più alta possibilità. I napoletani sono dei signori, siamo un popolo della Magna Graecia ed evitiamo certe uscite. Lui spesso nei suoi discorsi mette un po' di zizzania".
La critica non è rivolta alla gestione manageriale del club ("Io non ho nulla contro De Laurentiis, vorrei sempre lui come presidente della mia squadra e sono un suo cliente"), bensì a una freddezza di fondo nei rapporti umani e istituzionali. "Più volte ha criticato anche il Consiglio Comunale della città", ha proseguito Carbone, sottolineando come ADL "sovrappone in maniera troppo fredda le ragioni economiche su quelle del cuore".
La conclusione del consigliere suona come un vero e proprio patto vincolante per l'assegnazione dell'onorificenza: "Se vogliamo farlo diventare un napoletano a tutti gli effetti c'è bisogno anche di uno sforzo da parte sua. [...] Per diventare napoletano, dunque, secondo me ha bisogno di qualche step in più. Credo sia giusto che lui vedesse che la città lo ama come imprenditore, ma non tutta la città lo acclama come nuovo napoletano. [...] Per essere napoletano deve togliere quella dialettica troppo aspra, verso i napoletani, verso i giornalisti, verso il Consiglio Comunale".
Andrea Alati
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