Lo sport e il calcio sono decisamente rappresentati all’interno della annuale classifica di Forbes sui miliardari a livello mondiale. Sia tra i proprietari di club sportivi che tra i proprietari, nello specifico, di club calcistici, sono tanti infatti i nomi noti all’interno della graduatoria, anche alla luce degli investimenti di diversi tra gli uomini più ricchi al mondo nella galassia dello sport.
Napoli, il paradosso De Laurentiis: tra i presidenti meno ricchi ma tra i più capaci del calcio italiano
Nel calcio moderno il potere economico sembra essere diventato la misura di tutto. Più grande è il patrimonio del proprietario, maggiore è la percezione di forza del club. Eppure il caso del Napoli racconta una storia diversa.
La graduatoria pubblicata da Forbes e ripresa da Calcio e Finanza mette in fila i proprietari più facoltosi delle società di Serie A e del calcio italiano. Il risultato sorprende: Aurelio De Laurentiis non compare nemmeno tra i primi tredici.
Una posizione che, paradossalmente, racconta meglio di qualsiasi numero la natura del progetto Napoli: un club che compete stabilmente ai vertici non grazie a capitali smisurati, ma attraverso una gestione imprenditoriale rigorosa.
La classifica dei patrimoni: chi domina davvero
In cima alla graduatoria compaiono figure lontane dalla tradizione calcistica italiana ma con fortune economiche gigantesche.
I primi due posti appartengono ai fratelli indonesiani Robert Hartono e Michael Hartono, proprietari del Como 1907. Il loro patrimonio personale si colloca tra i più imponenti dell’intero panorama sportivo europeo.
Alle loro spalle si piazza Dan Friedkin, proprietario della AS Roma, figura centrale nel mondo degli investimenti internazionali.
Subito dopo emergono altri nomi ben noti nel panorama imprenditoriale globale:
Joey Saputo del Bologna FC 1909
Rocco Commisso della ACF Fiorentina
Sono presidenti che guidano i rispettivi club con patrimoni personali nell’ordine di diversi miliardi.
I grandi patrimoni sotto i cinque miliardi
Scendendo nella graduatoria compaiono altri protagonisti dell’economia internazionale legati al calcio italiano.
Tra loro:
Renzo Rosso del LR Vicenza
John Elkann, figura chiave nell’universo della Juventus FC
Howard Marks legato alla proprietà dell’FC Internazionale Milano
Nella stessa fascia figurano anche:
Giovanni Arvedi della US Cremonese
Gerry Cardinale proprietario dell’AC Milan
Antonio Percassi dell’Atalanta BC
A completare l’elenco compaiono anche i rappresentanti della famiglia Squinzi del US Sassuolo e Danilo Iervolino della US Salernitana.
In questo contesto di patrimoni miliardari, l’assenza del presidente del Napoli tra i primi tredici risulta particolarmente significativa.
Il modello Napoli: gestione prima della ricchezza
Il dato economico racconta molto più di una semplice classifica.
Il successo del Napoli negli ultimi anni non nasce da una disponibilità finanziaria illimitata, ma da una strategia costruita nel tempo. Dalla ricostruzione del club dopo il fallimento alla stabilità nei conti, fino alla capacità di individuare talenti prima che esplodano sul mercato internazionale.
De Laurentiis ha trasformato il Napoli in una società strutturata secondo criteri aziendali chiari: sostenibilità finanziaria, controllo dei costi, valorizzazione dei calciatori e pianificazione a lungo termine.
In altre parole, il club partenopeo compete con realtà sostenute da patrimoni immensamente superiori grazie a un modello gestionale preciso. Non è il portafoglio del proprietario a fare la differenza, ma il modo in cui la società viene amministrata.
Un’anomalia nel calcio contemporaneo
Nel panorama europeo, dominato da fondi sovrani e gruppi finanziari globali, il Napoli rappresenta quasi un’eccezione.
Mentre molte squadre costruiscono la propria competitività sull’iniezione di capitali, il club azzurro ha scelto una strada diversa: equilibrio economico, crescita graduale e autonomia gestionale.
Ed è proprio questo il paradosso che emerge dalla classifica: tra presidenti miliardari e colossi finanziari, uno dei club più competitivi del calcio italiano continua a muoversi con risorse molto più limitate, sostenuto soprattutto dalla visione imprenditoriale del suo presidente.
Non è la ricchezza personale di De Laurentiis ad aver portato il Napoli ai vertici. È il metodo con cui ha deciso di gestirlo.
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