Niente voli pindarici o spese folli per battezzare il Centenario. Il crudo pragmatismo di Aurelio De Laurentiis irrompe sulla scena e spegne i sogni di mercato dei tifosi azzurri con la freddezza dei numeri. Durante il vernissage per le nuove maglie, il presidente ha tirato una pesante riga sui bilanci e sulle urgenze di Castel Volturno, dettando un'agenda rigidissima: prima le cessioni, poi – forse – gli acquisti. "Io avrò ricevuto in questo ultimo mese, come spesso accade, almeno 200 proposte di calciatori da ingaggiare", ha svelato il patron. "E ho detto: 'State calmi, abbiamo 47 calciatori e ne deve piazzare almeno 25 prima di parlare di acquisti'". Una frenata che non ammette deroghe, tanto da rincarare la dose: "Secondo me non ne dovremmo comprare nessuno e secondo me ne dovranno andar via molti".
Il nocchiero scelto per governare questa complessa transizione è Massimiliano Allegri, per il quale De Laurentiis spende elogi mirati. "Innanzitutto sono contento e fiero di aver dato una continuità scegliendo un allenatore che ha vinto moltissimo in Italia. E che è arrivato due volte in finale di Champions", ha sottolineato il presidente, fissando il battesimo ufficiale: "Lo presenteremo al San Carlo il 14 luglio. Lì poi ci sarà un dibattito con tutte le vostre domande". Il toscano dovrà calarsi in una realtà che impone di valorizzare il materiale esistente: "Se in ogni ruolo abbiamo 2/3 cambi, è chiaro che dobbiamo prima ragionare con chi li deve allenare... Dicendo all'allenatore: 'Sei sicuro che vuoi cambiarli? Perché già con questi puoi fare grandi cose'". L'identikit è tracciato: "Poi il signor Allegri è anche un aziendalista, con lui andremo anche d'accordo". E sulla permanenza di De Bruyne: "Secondo me la maglia sta bene a qualunque calciatore che indossi in maniera cosciente e con senso di appartenenza la maglia del nostro caro e amato Napoli".
Edoardo ricorda le ceneri del 2004, Valentina preannuncia la rivoluzione delle maglie Champions
Il filo conduttore della giornata, tuttavia, è stato l'orgoglio identitario e familiare. Valentina De Laurentiis, architetto delle nuove divise, ha spiegato il percorso creativo: "Sulle maglie avevamo tante idee, ci sono tanti simboli nel passato del club. Ringrazio il mio gruppo per aver dato ordine alle idee e il Corsiero del Sole è un elemento importante". Un assist perfetto per il presidente, che ha collegato il cavallo sfrenato alla passione in comune con il nuovo mister: "Il cavallo è sempre stato il nostro simbolo ed è anche simbolo di Max Allegri. Gli chiederò di farmi acquistare un cavallo, con un fantino con la maglia azzurra!". A chiudere il cerchio dinastico ci ha pensato il vicepresidente Edoardo De Laurentiis, riavvolgendo il nastro della storia: "Sono meravigliato e orgoglioso, nel 2004 c'era un solo pezzo di carta e senza palloni. Siamo partiti da Paestum e abbiamo galoppato per arrivare al Corsiero del Sole... Complimenti a tutti noi per questo centenario e momento magico... Sperando che ci saremo sempre noi per altri 300 anni!". Un futuro immediato che passerà anche da nuove vesti europee, come svelato da Valentina: "Abbiamo 3 maglie campionato, due di Champions equivalenti a quelle del campionato, ma avremo una terza maglia Champions diversa e molto bella!".
De Laurentiis contro i politici: "Sullo stadio lacci burocratici, in Italia c'è solo invidia per il successo"
Ma le nubi si addensano quando il discorso scivola sulle infrastrutture. Interrogato sulla posa della prima pietra per il nuovo stadio, De Laurentiis ha puntato il dito contro la miopia istituzionale: "Prima pietra dello stadio? Io, se non troverò degli ostacoli burocratici sul mio percorso, immagino proprio di sì". Poi, il durissimo j'accuse al sistema Paese: "Questo è un Paese molto strano, dove i politici fan politica guardando molto allo specchio loro stessi. Dove non appaiono i cittadini". Il confronto con gli Stati Uniti è impietoso: "amo l'America con tutti i difetti: lì c'è un grandissimo rispetto per il successo. In Italia, c'è una grandissima invidia per il successo". Da qui la frustrazione per un sistema che soffoca l'impresa: "E sullo stop che tu puoi dare a chi si produce, si inventa, si spacca in quattro, la volontà di creargli burocraticamente lacci e lacciuoli per rendergli la vita impossibile, è lo sport preferito dagli altri". Un mondo, quello del calcio, domato però grazie all'esperienza maturata sul set: "Ho fatto tanti film di successo, con grandissimo lavoro, ma dal quale ho imparato marketing e creatività, utili nel mondo del calcio dove io non sapevo nulla. E questa è stata la mia fortuna".
Andrea Alati
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