Napoli, azzurri come il Milan di Berlusconi: il modello vincente è la forza della società, non un solo stile di gioco
Il parallelismo, rilanciato da La Gazzetta dello Sport, non riguarda il modo di interpretare il calcio, ma la filosofia gestionale: a determinare i cicli vincenti non sarebbe un'unica identità tattica, bensì la capacità della società di costruire un progetto stabile, scegliendo di volta in volta…
Il SSC Napoli di Aurelio De Laurentiis viene sempre più spesso accostato al grande AC Milan dell'era Silvio Berlusconi. Il parallelismo, rilanciato da La Gazzetta dello Sport, non riguarda il modo di interpretare il calcio, ma la filosofia gestionale: a determinare i cicli vincenti non sarebbe un'unica identità tattica, bensì la capacità della società di costruire un progetto stabile, scegliendo di volta in volta l'allenatore più adatto senza rinunciare alla propria visione.
Napoli, azzurri come il Milan di Berlusconi: il modello vincente è la forza della società, non un solo stile di gioco
La storia del Milan berlusconiano rappresenta uno degli esempi più significativi di questo approccio. Nel corso degli anni il club rossonero ha conquistato titoli con tecnici profondamente diversi tra loro, da Arrigo Sacchi a Fabio Capello, passando per Alberto Zaccheroni, Carlo Ancelotti e Massimiliano Allegri. Filosofie differenti, interpretazioni del calcio spesso opposte, ma un denominatore comune: una società forte, organizzata e capace di garantire continuità.
Lo stesso Sacchi, più volte, ha riconosciuto come una squadra composta da campioni quali Franco Baresi, Paolo Maldini, Ruud Gullit e Marco van Basten non avrebbe raggiunto gli stessi risultati senza una struttura societaria solida alle spalle. Il messaggio è chiaro: il gioco evolve, gli allenatori cambiano, ma la forza del club resta il vero elemento di continuità.
È un concetto che, secondo La Gazzetta dello Sport, trova oggi un riflesso evidente nel percorso del Napoli. Negli ultimi anni gli azzurri hanno conquistato lo scudetto con Luciano Spalletti, protagonista di un calcio offensivo e propositivo, e si sono poi confermati con Antonio Conte, tecnico dalle caratteristiche profondamente diverse, capace di costruire le proprie squadre attraverso organizzazione, intensità e mentalità vincente.
La capacità di cambiare guida tecnica senza perdere competitività viene indicata come uno dei principali punti di forza della gestione De Laurentiis. Il presidente azzurro, infatti, ha sempre privilegiato la costruzione di un progetto societario rispetto all'adesione a una precisa corrente calcistica, scegliendo allenatori differenti in base alle esigenze del momento ma mantenendo una linea gestionale coerente.
Prima di Spalletti e Conte, il Napoli aveva già affidato la propria crescita a figure come Walter Mazzarri, Rafael Benítez e Carlo Ancelotti, tecnici accomunati dai risultati ma non da un'identica idea di calcio. Una successione che rafforza la tesi secondo cui il vero punto di riferimento del progetto non sia il singolo allenatore, bensì la società.
In questa prospettiva, il percorso del Napoli viene interpretato come la dimostrazione che la continuità organizzativa possa prevalere sulle differenze tattiche. Cambiano gli interpreti, cambiano i modelli di gioco, ma resta immutata la struttura del club e la capacità di programmare nel lungo periodo.
È proprio questa la riflessione proposta da La Gazzetta dello Sport: i cicli vincenti non dipendono esclusivamente dall'identità tattica di un allenatore, ma dalla solidità della società che lo sostiene. Un principio che ha caratterizzato il Milan dell'era Berlusconi e che oggi viene individuato come uno dei tratti distintivi del Napoli di Aurelio De Laurentiis, protagonista di una crescita costruita sulla continuità gestionale prima ancora che sulle idee dei propri allenatori.
AF
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