La marcia di avvicinamento alla rassegna iridata transoceanica si tinge di forti tensioni geopolitiche e logistiche, trasformando il ritiro preparatorio di una nazionale in un vero e proprio percorso a ostacoli. La selezione dell'Iran ha ufficialmente dato il via alle grandi manovre sul suolo nordamericano, svolgendo la prima seduta di allenamento rigorosamente a porte chiuse in territorio messicano. Una pianificazione d'emergenza dettata dalle pesantissime ripercussioni del conflitto bellico che sta scuotendo il Paese mediorientale, le cui restrizioni hanno rischiato fino all'ultimo di compromettere la partecipazione stessa della squadra al torneo co-organizzato da Stati Uniti, Messico e Canada. Il commissario tecnico si trova a dover gestire una rosa spaccata in due dal punto di vista atletico: nella lista dei convocati figurano infatti ben 17 calciatori che non disputano un incontro ufficiale dallo scorso febbraio, complice il blocco totale delle attività sportive imposto dallo stato di guerra.
Tabellone, l'ombra del 3 luglio in Texas: possibile scontro diretto tra Iran e Stati Uniti
A complicare ulteriormente i piani dello staff tecnico sono intervenute le severe maglie della burocrazia internazionale. I severi problemi legati al rilascio dei visti d'ingresso da parte delle autorità statunitensi hanno costretto la federazione a un drastico e repentino cambio di programma, obbligando la squadra a smantellare il quartier generale inizialmente previsto a Tucson, in Arizona, per ripiegare sulle strutture di Tijuana, municipalità messicana situata a ridosso della frontiera con la California. Una soluzione di ripiego per trovare la necessaria serenità e mettere benzina nelle gambe in vista del debutto sul rettangolo verde. Come riportato dall'agenzia ANSA, il calendario ufficiale vedrà l'Iran fare il suo esordio il prossimo 15 giugno a Inglewood, proprio in California, dove incrocerà le armi con la Nuova Zelanda.
La seconda tappa del raggruppamento andrà in scena sei giorni più tardi, il 21 giugno, quando i mediorientali sfideranno il Belgio dei big azzurri prima di trasferirsi a Seattle per l'ultimo match del girone contro l'Egitto, programmato per il 26 giugno. Sullo sfondo, i corridoi della diplomazia sportiva osservano già con un misto di attesa e apprensione gli incroci della fase a eliminazione diretta: le geometrie del tabellone potrebbero infatti partorire un clamoroso e storico faccia a faccia politico tra l'Iran e gli Stati Uniti nei sedicesimi di finale il prossimo 3 luglio ad Arlington, in Texas, uno scenario che si concretizzerebbe qualora entrambe le selezioni dovessero chiudere la prima fase al secondo posto nei rispettivi raggruppamenti.
Andrea Alati
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