Il ponte di comando della MSC World Europa si è trasformato in un ring. Quella che doveva essere la scintillante passerella per la maglia del Centenario azzurro è diventata, per precisa volontà di Aurelio De Laurentiis, il teatro di un durissimo e accorato vertice politico sulle infrastrutture. Il presidente del Napoli ha guardato negli occhi il sindaco Gaetano Manfredi e il governatore Roberto Fico, seduti in prima fila, e ha sganciato il carico pesante, partendo da un'epifania avuta durante il recente viaggio negli Stati Uniti.
Stadio, l'ultimatum di De Laurentiis: "Nuova casa entro il 2027 o il Napoli sparirà dai vertici"
"Cari sindaco Manfredi e Roberto Fico, la mia esperienza negli USA in queste settimane mi ha portato a visitare gli stadi", ha esordito il patron, snocciolando l'efficienza americana dove "in 30 secondi siamo arrivati in un attimo nel garage, siamo arrivati in una suite particolare". Un abisso rispetto alla realtà italiana che, secondo De Laurentiis, rischia di condannare il club campano all'irrilevanza sportiva. "Al Nord abbiamo sempre avuto questa discriminazione italica", ha tuonato. "Se Milan e Inter costruiscono uno stadio investendo 1 miliardo e 800 milioni. Se la Roma investirà 1 miliardo e mezzo, fra 4-5 anni noi ci troveremo a non avere introiti sufficienti per rendere competitiva la squadra... Voi vi dovete mettere in testa che il Napoli non fattura né quanto l'Inter, né quanto il Milan né quanto la Juventus. Io ci posso mettere la mia creatività, ma poi bisogna avere le strutture".
Da qui l'affondo diretto alle istituzioni cittadine, con un misto di ironia e provocazione rivolto al primo cittadino: "Dunque, caro Sindaco, anche se non sei tifoso del Napoli e hai abbracciato altri colori nella tua vita io ti stimo e ti sono amico... fare petting fa sempre bene, ma fare una contrapposizione muscolosa non va bene".
La risposta di Manfredi, chiamato in causa direttamente, è stata all'insegna del pragmatismo sabaudo, delineando i confini dell'impegno pubblico: "Giustamente Aurelio ricorda che ci vuole ben più di un miliardo, che non può essere investito dal pubblico: servono necessariamente fondi privati. Se la SSC Napoli presenta un progetto e trova le risorse, da noi trova sostegno e aiuto amministrativo... Noi abbiamo il Maradona e finché non abbiamo una proposta alternativa, finché possiamo e abbiamo questo cerchiamo di migliorarlo". Sulla stessa lunghezza d'onda Fico, che ha spento sul nascere l'illusione di poter attingere al PNRR o ad altri salvadanai continentali: "L'Europa ha detto 'no' all'uso di quei soldi... Va fatto privatamente con aiuto delle istituzioni". Ma è proprio sull'ipotesi di restyling che De Laurentiis ha piazzato il veto assoluto, interrompendo la diplomazia: "Invito Fico e Manfredi ad un tavolo concreto per parlarne. È impossibile giocare al Maradona per la SSC Napoli mentre si fanno i lavori".
Poi, improvvisamente, il guerriero dei bilanci si è sciolto. Fissando l'orizzonte al luglio 2027 per la consegna di stadio e centro sportivo ("ci lavorerò giorno e notte!"), la corazza dell'imprenditore ha ceduto il passo all'emozione. De Laurentiis è scoppiato in un pianto dirotto, inatteso e umanissimo: "Io non avrei mai potuto raggiungere questi risultati senza l'amore di mia moglie Jacqueline. E dei miei figli... Senza il sostegno dell'Ad Chiavelli al mio fianco dal primo giorno. Senza il lavoro di tutti gli staff tecnici... Da Reja a Mazzarri, da Benitez a Sarri, da Ancelotti a Gattuso, da Spalletti a Conte".
Sullo sfondo di questa tempesta emotiva e politica, è andata in scena la storia. La nuova maglia firmata EA7 ("racconta la storia di un forte senso di identità", ha chiosato Leo Dell'Orco) riporta il Corsiero del Sole ed è segnata a fuoco dal Diez. "L'abbiamo lanciata con l'immagine di Maradona: abbiamo usato l'M perché Diego continua a camminare con noi", ha spiegato il presidente. Un simbolo che il Cardinale Mimmo Battaglia ha elevato a strumento di pace con parole di rara intensità: "Fa' che impariamo a passarci il pallone della fiducia, anziché trattenerlo per paura... Questa maglia azzurra non è solo un pezzo di stoffa, è un pezzo di pane spezzato, è il battito di un popolo".
A certificare la caratura dell'evento, la parata dei partner, vecchi e nuovi. Leonardo Massa (MSC) ha ricordato come "in molti ci chiedono la maglia del Napoli" ovunque navighino, Nicola Arnone (Lete-Sorgesana) ha celebrato una fedeltà radicata "già dai tempi di mio nonno e del Collana", mentre Francesca Curci (Dongfeng) ha rilanciato con "molti progetti in store". Ma la ciliegina sulla torta del Centenario, incorniciato dall'augurio "Pe cient'anne", l'ha posata Marta Leonori annunciando l'opera della Treccani: "Faremo un volume dedicato al Napoli: pochi fenomeni sono pervasivi come il calcio". Il secolo azzurro è iniziato col botto.
Andrea Alati
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