VERONA, ITALY - FEBRUARY 27: Gianluigi Buffon of Juventus gives a thumbs up prior to the Serie A match between Hellas Verona FC and Juventus at Stadio Marcantonio Bentegodi on February 27, 2021 in Verona, Italy. Sporting stadiums around Italy remain under strict restrictions due to the Coronavirus Pandemic as Government social distancing laws prohibit fans inside venues resulting in games being played behind closed doors. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images )
Le macerie della notte di Zenica continuano a produrre scosse di assestamento ai vertici del calcio italiano. Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, si consuma l'ennesimo, doloroso strappo in seno al Club Italia: Gianluigi Buffon, leggenda assoluta e capo delegazione degli Azzurri, lascia ufficialmente il suo incarico. Lo fa a cuore aperto, affidando ai propri canali social un messaggio che trasuda amarezza e senso delle istituzioni, svelando un retroscena legato alle tempistiche del suo addio.
"Ho provato a ripensare i vivai, ora meritocrazia": l'ultimo atto di Buffon prima di salutare l'Italia
Il desiderio di farsi da parte, infatti, era maturato nello stesso esatto istante in cui la lotteria dei rigori contro la Bosnia aveva sancito la terza esclusione consecutiva dell'Italia dalla Coppa del Mondo. "Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi", ha confessato Buffon. A frenare quell'istinto era stata la precisa richiesta di temporizzare, per permettere una riflessione ponderata a tutti i livelli della Federazione. Ora, con il passo indietro del presidente della FIGC, l'ex portiere del Parma e della Juventus si è sentito finalmente libero di compiere "quello che sento come atto di responsabilità".
La figura di Buffon, al di là dell'aura carismatica, era stata centrale per ricompattare un ambiente lacerato. Nel suo comunicato, il dirigente riconosce il grande lavoro svolto a livello di costruzione del gruppo e di spirito identitario insieme al commissario tecnico Rino Gattuso e a tutti i collaboratori. Tuttavia, la spietata legge del campo non ammette sconti e Buffon, da uomo di sport abituato a vincere e a prendersi le colpe nelle sconfitte, non cerca alibi: "Nel poco tempo a disposizione, l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale. E non ci siamo riusciti. È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura migliore per ricoprire il mio ruolo".
Se il capitolo legato alla Prima Squadra si chiude con un fallimento sportivo, il lascito dirigenziale di Buffon si concentra sul lavoro oscuro ma vitale della rifondazione. L'ex numero uno ha voluto rivendicare con orgoglio l'impalcatura progettuale eretta per le categorie inferiori: "Ho cercato di strutturare, insieme ai vari responsabili, un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale U21, ripensando il modo in cui si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore". Un vero e proprio testamento organizzativo, in cui ha evidenziato l'assoluta centralità della meritocrazia e della specializzazione delle mansioni. L'inserimento di figure esperte e verticali all'interno del progetto giovanile è, secondo Buffon, la scintilla che sta già contribuendo a cambiare il sistema a medio e lungo termine, l'unica vera cura per guarire i mali del calcio italiano.
Il sipario sulla sua avventura dirigenziale cala con l'eleganza di chi ha speso un'intera vita sportiva con l'Azzurro cucito addosso. Un messaggio privo di rancore, ma carico di consapevolezza: "Porto nel cuore tutto, con gratitudine per il privilegio e l’insegnamento che, anche nell’epilogo doloroso, questa intensa esperienza mi lascia".
Andrea Alati
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