Igor Protti e il Napoli, il ricordo che commuove dopo la scomparsa: “Fu una stagione durissima, ma i tifosi capirono tutto”
Un'esperienza breve, segnata da difficoltà sportive e problemi fisici, ma che nel tempo si è trasformata in un rapporto di stima reciproca con una tifoseria che non ha mai dimenticato il suo impegno.
LIVORNO, ITALY - MAY 22: Livorno's Igor Protti competes leaves the pitch after the Serie A match between Livorno and Juventus at Armando Picchi, May 22, 2005 in Livorno, Italy. (Photo by Newpress/Getty Images)
Tra i tanti capitoli che hanno segnato la carriera di Igor Protti, scomparso oggi dopo una lunga battaglia contro un tumore, quello vissuto a Napoli resta uno dei più complessi e allo stesso tempo più significativi dal punto di vista umano.
Igor Protti e il Napoli, il ricordo che commuove dopo la scomparsa: “Fu una stagione durissima, ma i tifosi capirono tutto”
Un'esperienza breve, segnata da difficoltà sportive e problemi fisici, ma che nel tempo si è trasformata in un rapporto di stima reciproca con una tifoseria che non ha mai dimenticato il suo impegno.
Poco più di un anno fa, il 1° aprile 2025, l'ex attaccante aveva ripercorso quel periodo intervenendo al podcast DoppioPasso, tornando a parlare della stagione 1997-98, una delle più complicate nella storia recente del club azzurro. Un'annata conclusa con la retrocessione in Serie B e caratterizzata da continui cambiamenti tecnici, tensioni ambientali e risultati che non arrivavano.
Protti arrivò a Napoli dopo aver conquistato il titolo di capocannoniere della Serie A con il Bari. Le aspettative erano elevate, ma la realtà si rivelò ben diversa. Problemi fisici e un contesto difficile finirono per condizionare il rendimento dell'intera squadra e dello stesso attaccante romagnolo.
Nel corso dell'intervista, Protti ricordò anche un particolare che lo ha consegnato a una curiosa pagina della storia del club partenopeo: essere stato l'ultimo calciatore a segnare in Serie A con la maglia numero 10 del Napoli prima del definitivo ritiro del numero appartenuto a Diego Armando Maradona.
"Si, sono stato l'ultimo a fare gol con quella maglia in Serie A", raccontava con la consueta umiltà, evitando qualsiasi accostamento con il campione argentino. "Parliamo del più grande giocatore della storia del calcio. Non mi vengono neanche le parole".
Più che quel record simbolico, però, ciò che Protti conservava nel cuore era il rapporto costruito con i tifosi napoletani. Nonostante una stagione sportivamente negativa, l'ex attaccante era convinto che la piazza avesse compreso il sacrificio compiuto in quei mesi difficili.
Durante la conversazione aveva infatti rivelato un retroscena significativo sulle sue condizioni fisiche. "Giocai praticamente tutto l'anno con infiltrazioni alla caviglia. A marzo dovetti anche operarmi", spiegò, raccontando le difficoltà affrontate senza mai cercare alibi.
Proprio quella dedizione, secondo Protti, aveva lasciato un segno nel ricordo dei tifosi. Un'affermazione che trovò conferma anni dopo, in un episodio che lui stesso considerava tra i più emozionanti della sua vita da ex calciatore.
Nel 2010, in occasione di una partita tra Livorno e Napoli organizzata nell'ambito di un'iniziativa benefica legata all'Unicef, Protti effettuò il giro di campo prima della gara. Quando passò davanti al settore occupato dai sostenitori azzurri, accadde qualcosa che non si sarebbe aspettato.
"Mi tributarono un coro, applausi e manifestazioni d'affetto davvero bellissime", ricordava. "Avevo vissuto una delle stagioni più dure della mia carriera, ma la gente aveva capito che avevo dato tutto quello che avevo. Quel giorno il cuore mi si riempì di gioia".
Parole che oggi assumono un significato ancora più profondo. Perché raccontano perfettamente chi fosse Igor Protti: un calciatore che non ha costruito la propria eredità soltanto attraverso i gol, ma grazie all'onestà, al sacrificio e alla capacità di lasciare un ricordo autentico ovunque abbia giocato.
Napoli rappresentò una parentesi complicata dal punto di vista dei risultati, ma non una ferita. Al contrario, negli anni quel rapporto si trasformò in una storia di rispetto reciproco, alimentata dalla consapevolezza che, anche nei momenti più difficili, Protti non aveva mai smesso di lottare.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui, ancora oggi, molti tifosi azzurri ricordano con affetto quel centravanti generoso che indossò la maglia numero 10 in una stagione da dimenticare, ma che riuscì comunque a conquistare la stima di una città che sa riconoscere chi scende in campo con il cuore prima ancora che con i piedi.
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