C'è un'etichetta, tanto celebre quanto ormai logora, che fatica a staccarsi dal bavero della giacca di Massimiliano Allegri: quella del teorico del "Corto Muso". Una narrazione che lo dipinge come uno stratega votato esclusivamente al calcolo e al contenimento, ma che viene sistematicamente smontata dalle statistiche e dai sorrisi dei suoi centravanti. Il tredicesimo allenatore dell'era De Laurentiis sbarca a Napoli accompagnato da un dogma inequivocabile: con lui in panchina, chi gioca lì davanti si diverte da matti. Le cifre riportate oggi sulle colonne de Il Mattino spazzano via i pregiudizi, eccezion fatta per la complicatissima e sfortunata parentesi appena conclusa al Milan.
Da Acquafresca a Higuain, tutti i 9 di Max: il Napoli scopre l'anima offensiva di Allegri
Per comprendere la filosofia offensiva del tecnico toscano non serve limitarsi ai lustrini delle corazzate. Già ai tempi della provincia, alla guida del Cagliari, Allegri dimostrò di possedere il tocco magico per la valorizzazione del reparto avanzato. Sotto la sua gestione in Sardegna, attaccanti come Robert Acquafresca (14 reti), Alessandro Matri (13) e Jeda (11) toccarono vette di rendimento mai più eguagliate, superando tutti agilmente l'agognata soglia della doppia cifra. Il segreto risiede nelle richieste tattiche dell'allenatore: Max non concepisce il classico "centroboa" statico, il pivot piantato a terra ad attendere i cross. Il suo calcio esige attaccanti mobili, capaci di dettare il passaggio e attaccare costantemente la profondità per finalizzare le repentine verticalizzazioni della squadra.
Il salto di qualità sulle panchine di Juventus e Milan ha poi trasformato questa propensione in una vera e propria macchina macina-record. A Torino, i numeri sono diventati impressionanti: Carlos Tevez è arrivato a toccare quota 29 reti stagionali, mentre Paulo Dybala, al netto dei noti calvari fisici, non è mai sceso sotto i 10 gol, registrando picchi da 23 e 26 centri. E come dimenticare i bulldozer d'area di rigore? Gonzalo Higuain ha timbrato il cartellino 55 volte in due anni sotto l'egida di Allegri alla Juve, tracciando una scia statistica paurosamente simile a quella di Zlatan Ibrahimovic, capace di segnare 56 gol nel biennio condiviso con il livornese al Milan.
Ecco perché, all'ombra del Vesuvio, c'è un ragazzone danese che si sfrega le mani. Rasmus Hojlund, l'investimento dorato dell'estate partenopea, possiede l'identikit perfetto per incastrarsi nei meccanismi del nuovo mister. Fisicità, esplosività e una naturale propensione ad attaccare lo spazio in verticale: caratteristiche che, guardando al recente passato bianconero, ricordano da vicino quelle di Dusan Vlahovic, autore di 41 reti in tre stagioni con Allegri nonostante una fastidiosa pubalgia. Il messaggio per il nuovo centravanti azzurro è chiaro: al netto delle filosofie difensive e delle etichette mediatiche, al nuovo condottiero del Napoli piace far segnare i suoi attaccanti a valanga. E Hojlund è pronto a riscuotere.
Andrea Alati
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