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sabato 1 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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"Gli esami non finiscono mai", ma i crediti sì: Napoli bocciato su tutti i fronti, non basta Vergara

C’è un confine sottile, quasi invisibile, che separa la gloria dalla polvere, e spesso quel confine è tracciato con la calce bianca a undici metri dalla porta

"Gli esami non finiscono mai", ma i crediti sì: Napoli bocciato su tutti i fronti, non basta Vergara
C’è un confine sottile, quasi invisibile, che separa la gloria dalla polvere, e spesso quel confine è tracciato con la calce bianca a undici metri dalla porta. Per il Napoli, la Coppa Italia si trasforma da salvagente a pietra al collo, trascinando le ambizioni di una stagione intera sul fondo di una notte amara. Come sottolinea l'edizione odierna di Quotidiano Sportivo, gli azzurri hanno conosciuto le due facce della stessa medaglia: l'ebbrezza della vittoria ai rigori contro il Cagliari e, ora, la crudele beffa contro un Como audace e sognatore.

Calcio materia liquida, fallimento solido: gli esami del Napoli sono finiti (male) troppo presto

Se è vero, come amava ripetere il grandissimo Eduardo De Filippo, che "gli esami non finiscono mai", il Napoli sembra aver esaurito i crediti formativi troppo in fretta. Fuori dalla Champions a gennaio, fuori dalla Coppa a febbraio, lontano 9 punti dalla vetta in campionato. Eppure, la gara aveva offerto un copione di speranza. Dopo lo svantaggio firmato da Baturina, era emerso ancora una volta l'oro di Napoli: Antonio Vergara. Il gioiello del vivaio, luce nel buio di questi mesi, aveva rimesso in piedi la partita, trasformando il "Maradona" in una bolgia pronta alla rimonta. Proprio sul più bello, però, l'inerzia del match si è infranta contro il muro della necessità. Qui entra in scena il "fattore Conte": stretto nella morsa di un’emergenza infortuni che non dà tregua, il tecnico ha scelto la via della prudenza, richiamando in panchina proprio Vergara e il bomber Hojlund prima del triplice fischio per preservarli in vista della maratona in campionato. Una mossa che, col senno di poi, ha disarmato l'attacco nel momento della verità. A rendere la notte ancora più indigesta, però, resta quel fermo immagine che grida vendetta e alimenta i rimpianti: la grazia concessa a Ramon, risparmiato da un secondo giallo che ai più è apparso solare. Un regalo inatteso che Cesc Fabregas, con il cinismo dei grandi strateghi e un'astuzia quasi felina, ha incassato e capitalizzato all'istante: sostituzione immediata dello spagnolo e parità numerica salvata per un soffio, cancellando con una mossa da scacchista il rischio di crollare in dieci uomini. La verità sta tutta in quegli istanti finali, nella solitudine dei tiratori. E l'immagine simbolo del disastro ha le fattezze imponenti di Romelu Lukaku. Doveva essere l'arma in più, il colpo di mercato "interno" dopo il lungo infortunio estivo. Si è trasformato nel volto della sconfitta. La sua rincorsa, un balletto incerto e saltellante che ha risvegliato i fantasmi di Simone Zaza a Euro 2016, si è conclusa con un tiro che non ha nemmeno inquadrato lo specchio. Un errore tecnico e psicologico devastante per un attaccante che ha giocato appena scampoli di partita (36 minuti totali prima di ieri) e che appare lontano parente del dominatore che fu. Se l'errore di Lobotka – l'uomo che tira la carretta da mesi senza mai fermarsi – viene perdonato con un buffetto di malinconia, quello del belga pesa come un macigno. Il Como vola in semifinale contro l'Inter, scrivendo una favola bellissima. Il Napoli resta a terra, a contare i cocci di un vaso rotto, aggrappandosi a un campionato che ora richiede un miracolo sportivo per non trasformarsi in un lungo, lento addio. Andrea Alati
Andrea Alati · Redattore