La panchina della nazionale francese ha finalmente un nuovo padrone, anche se, scorrendo gli annali del calcio transalpino, il termine più corretto per definirlo sarebbe "sovrano". Zinedine Zidane è ufficialmente il nuovo commissario tecnico dei Bleus. Un matrimonio scritto da sempre nel destino, invocato a gran voce dal popolo francese per anni e che ora, all'indomani della kermesse iridata nordamericana, assume definitivamente i crismi dell'ufficialità. A scandire i tempi della rivoluzione tecnica è stato il numero uno della Federazione calcistica francese, Philippe Diallo, che ha blindato l'ex fuoriclasse della Juventus e del Real Madrid con un accordo a lungo termine: il contratto, la cui validità scatterà formalmente a partire dal prossimo primo agosto, legherà l'allenatore marsigliese alla selezione del proprio Paese fino al 2030.
L'attesa è finita, la Francia ha il suo nuovo condottiero: blindato l'ex Real Madrid per quattro anni
Si consuma così un passaggio di consegne dal fortissimo impatto emotivo, oltre che sportivo. Zidane raccoglie infatti la pesantissima eredità lasciata da Didier Deschamps, compagno di mille battaglie sul prato verde e condottiero capace di guidare la Francia per quattordici, lunghissimi anni. Un ciclo monumentale, quello dell'ormai ex ct, giunto al suo fisiologico epilogo subito dopo il fischio finale del Mondiale 2026. Deschamps si fa da parte con l'onore delle armi, consegnando le chiavi di Clairefontaine all'unico uomo in grado di reggere l'urto mediatico, carismatico e tecnico di una simile successione.
Per Zizou si tratta di un ritorno a casa, l'ultimo clamoroso tassello di un mosaico perfetto. Da calciatore ha letteralmente plasmato la storia sportiva della nazione, trascinandola sul tetto del mondo in quella magica notte parigina del 1998 con una indimenticabile doppietta di testa contro il Brasile, per poi confermarsi dominatore assoluto trionfando a Euro 2000, anno in cui sfiorò un secondo Pallone d'Oro dopo quello alzato due stagioni prima. Una grandezza assoluta sul rettangolo di gioco, poi replicata in maniera quasi irreale in panchina. Nessuno in Europa ha dimenticato l'impresa compiuta alla guida del Real Madrid, capace di monopolizzare il Vecchio Continente alzando al cielo tre Champions League consecutive, un traguardo ineguagliato nella formula moderna della competizione.
Ora, il fuoriclasse che accarezzava il pallone con la suola è chiamato a forgiare la nuova generazione di fenomeni francesi, con l'obiettivo di riportare la coppa oltre le Alpi. Le prime, emozionate parole rilasciate a caldo dal neocommissario tecnico racchiudono l'essenza di questa scelta, spazzando via anni di speculazioni di mercato e corteggiamenti declinati pur di aspettare questa chiamata: "Un sogno che si avvera".
Andrea Alati
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