Dimarco archivia la polemica: "Nessuna arroganza, rispetto la Bosnia. Ora lucidità per 95 minuti"
La conferenza stampa di Federico Dimarco a Coverciano, a tre giorni dallo spareggio di Zenica, è servita innanzitutto a fare chiarezza
Italia, Dimarco suona la carica: "Vogliamo prenderci i Mondiali"
Archiviata la polemica, l'attenzione si è spostata sul campo. Il clima rovente del Bilino Polje non spaventa il difensore dell'Inter: "Ci aspettiamo un ambiente caldo e una squadra che ha la nostra stessa voglia di qualificarsi al Mondiale. Loro attaccheranno forte e noi dovremo rispondere". Sulla gestione delle energie fisiche ed emotive, Dimarco ha una certezza assoluta: "Alla fine la testa comanda le gambe, sappiamo che ci attende una sfida contro una squadra forte. Dobbiamo essere forti mentalmente, conosciamo l'ambiente ma se resteremo nella partita per tutti i 95 minuti credo alla fine porteremo a casa il risultato".
Non mancherà l'incrocio in campo con la sua vecchia conoscenza Edin Dzeko: "E' una grandissima persona, per farlo contento devi fargli gli assist. L'ho incontrato anche questa estate in vacanza". Sulla propria fascia di competenza, invece, ci sarà Amar Dedic: "L'ho affrontato anche in Champions quando giocava al Salisburgo, alla fine i giocatori forti si difendono di squadra".
L'analisi si è poi concentrata sulle dinamiche interne al gruppo di Gattuso. Sulla prestazione fornita contro l'Irlanda del Nord, Dimarco ha esaltato una qualità specifica dell'Italia: "La forza mentale. Dopo un primo tempo un po' contratto e l'occasione sbagliata da Retegui non ci siamo scoraggiati. Puoi iniziare a vedere i fantasmi e invece siamo rimasti lì, l'abbiamo sbloccata e poi chiusa con Moise". Parole di profonda stima sono state riservate a Pio Esposito, lodato per la sua incredibile maturità nonostante la giovane età: "Pio è un ragazzo davvero speciale, anche per la sua età è già avanti con la testa. Fai fatica davvero ad arrabbiarti con lui, ci mette sempre il 100% in partita e allenamento. Ci sono pochi consigli da dargli, anche perché è inutile mettergli addosso ulteriore pressione. Se è in questo gruppo è perché lo merita".
Andrea Alati