Venti anni esatti ci separano da una delle notti più magiche ed emozionanti della storia sportiva del nostro Paese. Era il 9 luglio del 2006 quando il cielo sopra Berlino si tingeva definitivamente di azzurro e Fabio Cannavaro alzava al cielo la quarta Coppa del Mondo della Nazionale italiana, piegando la Francia in una tesissima finale decisa soltanto all'ultimo respiro della lotteria dei calci di rigore. Oggi, nell'anniversario tondo di quell'impresa incancellabile, l'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport dedica la sua intera prima pagina a un ricordo che è allo stesso tempo un tuffo al cuore e una vera e propria chiamata alle armi.
"Rifateci sognare": la Gazzetta celebra i 20 anni dal trionfo di Berlino e suona la carica
Sotto il titolo a caratteri cubitali "Rifateci sognare", la Rosea lancia infatti un messaggio denso di speranza e fiducia a tutto il movimento calcistico nazionale, attualmente impegnato in una complessa fase di ricostruzione per ritrovare il prestigio perduto dopo stagioni avare di grandi soddisfazioni. L'immagine simbolo del capitano azzurro in trionfo all'Olympiastadion non vuole essere una semplice operazione nostalgia, ma punta a diventare il faro e l'ispirazione per le nuove generazioni di calciatori.
Nel suo approfondimento di prima pagina, il quotidiano milanese sottolinea come proprio dalle celebrazioni per quel trionfo epico debba necessariamente ripartire la scintilla dell'ambizione azzurra. A tracciare la rotta della rinascita ci sono i nuovi e i vecchi protagonisti chiamati a ridare lustro al nostro calcio: dal ruolo centrale di coordinamento del presidente del CONI Giovanni Malagò, al graditissimo e prestigioso ritorno di Paolo Maldini con un incarico di peso all'interno dell'organigramma della Federazione. Ma il compito più arduo, quello sul campo, spetterà inevitabilmente al commissario tecnico Antonio Conte. È lui l'uomo forte indicato per restituire un'anima, un'identità granitica e un gioco a una Nazionale che ha un disperato bisogno di tornare a far innamorare i suoi tifosi.
Andrea Alati
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