Il rapporto tra Romelu Lukaku e il Napoli ha raggiunto il punto di non ritorno. In una stagione pesantemente condizionata dall' infortunio, l'attaccante belga si è reso protagonista dell'ennesimo, clamoroso colpo di scena della sua carriera: atteso a Castel Volturno per una doppia seduta di allenamento concordata con il club, il giocatore non si è presentato, scegliendo di prolungare la sua permanenza in Belgio senza fornire alcun preavviso ufficiale alla società campana. Un ammutinamento in piena regola che ha scatenato l'ira del presidente Aurelio De Laurentiis, deciso a usare il pugno di ferro a pochi giorni dalla cruciale sfida di campionato contro il Milan in programma allo stadio Maradona.
Due belgi, due destini: l'iter strutturato rigenera De Bruyne, il caos medico affonda Big Rom
L'escalation della crisi si è consumata nel giro di poche ore, ribaltando completamente gli scenari. Inizialmente, il Napoli e la Federcalcio belga avevano diffuso una nota congiunta, dai toni distensivi, per annunciare che Lukaku non avrebbe partecipato alla tournée negli Stati Uniti (dove il Belgio ha superato i padroni di casa per 5-2 ad Atlanta e affronterà il Messico a Chicago) per rientrare anticipatamente in Campania. L'obiettivo concordato era sfruttare la sosta per ottimizzare una condizione fisica ancora precaria sotto la supervisione dello staff di Antonio Conte, con l'intento di trasformare l'attaccante nell'arma in più per la volata finale degli azzurri.
Il piano è naufragato con la mancata presentazione al centro sportivo azzurro. A fare da scudo al giocatore è intervenuto il direttore tecnico della nazionale belga, Vincent Mannaert, precisando che l'attaccante "ha logicamente concluso che non sarebbe stato ideale per lui continuare ad allenarsi con ritmo sostenuto" a causa dello stress logistico, optando per una preparazione autonoma in patria in vista del Mondiale. Una scelta maturata anche alla luce di un grave e recente lutto familiare — la perdita del padre — che avrebbe spinto l'ex Roma a cercare isolamento e vicinanza agli affetti, replicando tuttavia una dinamica di fuga emotiva e isolamento già osservata nei precedenti e burrascosi addii al Manchester United, all'Inter e alla Roma.
Dietro la crisi personale si nasconde, in modo inequivocabile, un disastroso percorso di gestione fisica dell'atleta. L'infortunio patito mesi fa si è trasformato in un calvario cronico: l'obiettivo iniziale del rientro a metà dicembre per la Supercoppa è stato ampiamente fallito e, a tre mesi e mezzo di distanza, Lukaku ha accumulato la miseria di 44 minuti in campionato.
La radice del problema clinico risiede in un aspetto: la necessità di continuità nel processo di riabilitazione. Analizzando i fatti, emerge una netta differenza tra il percorso clinico di Kevin De Bruyne e quello di Lukaku. Il centrocampista ha seguito un iter lineare e strutturato, curandosi integralmente in Belgio sotto un'unica supervisione, rientrando così in forma smagliante e disputando tutti i novanta minuti nell'ultima gara contro il Cagliari. Al contrario, la gestione fisica del centravanti azzurro è risultata profondamente frammentata, divisa tra metodologie diverse e contesti contrastanti: un'alternanza deleteria tra i protocolli dello staff medico del Napoli e le cure ricevute ad Anversa. Questa assenza di continuità riabilitativa ha inciso pesantemente sulla stabilità muscolare del giocatore, ostacolando il recupero e innescando continue ricadute. Una situazione complessa che non è passata inosservata nel ritiro della nazionale. Interpellato direttamente da Atlanta, lo stesso De Bruyne ha inquadrato la vicenda con grande pragmatismo, ammettendo che "la situazione è complicata" e sottolineando come "c'è sempre molto rumore intorno al Napoli".
Di fronte all'ammutinamento del giocatore, la reazione del club è stata durissima. Aurelio De Laurentiis, stando a quanto rivelato da SportMediaset, avrebbe lanciato un ultimatum perentorio: o il belga si ripresenta a Castel Volturno entro martedì per riprendere gli allenamenti, oppure la società agirà di conseguenza. Le indiscrezioni parlano non solo di sanzioni economiche pesantissime previste dal regolamento interno e di un'esclusione a tempo indeterminato dalla rosa, ma persino dell'ipotesi concreta di intraprendere vie legali per richiedere i danni di immagine causati da questo comportamento.
Andrea Alati
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