C'erano una volta due juventini. Uno correva in campo con la fascia di capitano al braccio, l'altro plasmava talenti nella Primavera. Antonio Conte e Gian Piero Gasperini, nati a undici anni e mille chilometri di distanza, sembrano rette parallele destinate a incontrarsi solo per fare scintille. Domenica sera, quando Napoli e Roma incroceranno i guantoni al "Maradona", non sarà solo una partita di cartello, ma l'ennesimo capitolo di una rivalità fatta di stima, veleni e destini incrociati.
Conte-Gasperini, ruggini e rispetto: al Maradona la sfida dei "nemici" nati alla Juventus
Il destino si è divertito a mescolare le carte delle loro carriere. Entrambi hanno assaggiato l'amaro calice della panchina dell'Inter (esperienze brevi e tormentate), ma è a Bergamo che le storie si sono rovesciate: dove Conte durò un battito di ciglia nel 2009, Gasperini ha costruito una cattedrale, portando la Dea fino al trionfo in Europa League. Oggi, però, Gasp guida la Roma e cerca di espugnare quel "San Paolo" (oggi Maradona) che per Conte è diventato il fortino da difendere.
Tra i due, il rispetto c'è, ma l'amore no. Le ruggini sono recenti e portano la data del 18 gennaio 2025. Dopo un 3-2 del Napoli a Bergamo, le lamentele di Gasperini ("Siamo stati poco fortunati") innescarono la reazione piccata del salentino. "Ho sentito qualcuno che piangeva", tuonò Conte, rispolverando il suo classico repertorio contro i media e gli avversari "più belli e pettinati". Una stoccata che non è mai stata dimenticata. Ma le frizioni partono da lontano: già nel 2016, quando Conte esultava come un ossesso col Chelsea contro Mourinho, Gasp lo punzecchiò: "Bisogna saper vincere, non solo saper perdere".
Se le schermaglie verbali si sono spesso equalse, il campo ha raccontato per anni una storia a senso unico. Tutto ebbe inizio nel lontano 2006, in Serie B: il Genoa di Gasp travolse l'Arezzo di Conte per 3-0, lanciandosi verso la promozione. Sembrava l'inizio di un dominio, invece fu l'anticamera di un lungo calvario. Per ritrovare il sapore della vittoria, l'attuale tecnico giallorosso ha dovuto attendere ben 18 anni: un digiuno spezzato solo il 3 novembre 2024, quando la sua Atalanta violò il 'Maradona' con una lezione di calcio (3-0, firmato Lookman e Retegui). Uno smacco che Conte, ferito nell'orgoglio e affamato di punti, non ha alcuna intenzione di rivivere domenica.
Andrea Alati
Usiamo cookie tecnici e, previo consenso, cookie di profilazione per misurare il
traffico e mostrare annunci pertinenti. Puoi cambiare idea quando vuoi dalla
Cookie Policy.