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domenica 2 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Napoli

C'è traffico sulla Via Emilia: McTominay rimonta al gol di Strefezza, è 1-1. E l'Inter gongola

Il pareggio del Tardini lascia i nerazzurri a +6 con una gara in meno, quella di stasera a Como contro i lariani di Cesc Fabregas

C'è traffico sulla Via Emilia: McTominay rimonta al gol di Strefezza, è 1-1. E l'Inter gongola
Lo scozzese risponde nel secondo tempo al gol dell'ex Como dopo appena 35 secondi, ma gli azzurri non riescono a completare la rimonta. Niente fuga sul Milan al 2° posto e si allontana il sogno di rimonta scudetto, la squadra di Chivu può andare a +9 stasera.

C'è traffico sulla Via Emilia: McTominay rimonta al gol di Strefezza, è 1-1. E l'Inter gongola

Napoli fermato ancora una volta dal Parma. Sotto dopo meno di un minuto con la rete di Strefezza in contropiede sull'assist di Nesta Elphege (esordio da titolare in campionato al posto dello squalificato Pellegrino), la squadra di Conte trova il pari nel secondo tempo con McTominay ma non completa la rimonta nonostante l'assalto finale. Ora l'Inter può andare a +9 a sei giornate dalla fine. Al Tardini il Napoli si ferma, e lo fa nel momento meno opportuno della stagione. Il pareggio per 1-1 contro il Parma nella 32ª giornata di Serie A non è soltanto un risultato: è un passaggio che ridisegna equilibri, ambizioni e tensioni in vetta alla classifica, con l’Inter pronta a trasformare un mezzo passo falso in un allungo pesante. La partita si apre come uno schiaffo improvviso al piano gara di Antonio Conte: dopo pochi secondi dal calcio d’inizio, il Parma colpisce con lucidità e coraggio. Strefezza trova la traiettoria perfetta, una conclusione precisa che attraversa lo spazio senza esitazioni e si infila alle spalle della difesa azzurra, sorpresa e ancora in fase di assestamento. Il Napoli prova a riorganizzarsi, ma il primo tempo scorre su binari scomodi. La squadra appare compatta nella struttura ma poco incisiva nella costruzione. Il possesso palla, spesso abbondante, non si traduce in occasioni realmente pericolose. Il Parma invece interpreta la gara con un’idea chiara: ripartenze rapide, linee corte, attenzione nei duelli. Tra le poche letture decisive della prima frazione, si segnala l’uscita alta del portiere Milinković-Savić, che anticipa una possibile ripartenza emiliana e impedisce al Parma di raddoppiare. È un episodio che conferma la sensazione di una squadra azzurra in difficoltà nel trovare profondità e ritmo. La partita cambia nella ripresa, quando il Napoli alza il baricentro e inizia a occupare meglio gli spazi tra le linee. Il punto di svolta arriva con una giocata semplice solo in apparenza: Højlund fa da sponda, McTominay riceve al limite e calcia con decisione. È il momento in cui la gara si riequilibra. Il centrocampista scozzese si conferma ancora una volta elemento decisivo nello scacchiere di Conte, non solo per la capacità di inserimento ma anche per la lettura delle situazioni offensive. In quell’azione si concentra tutta la nuova identità del Napoli: verticalità immediata, ricerca della seconda palla, attacco degli spazi. Proprio da questo episodio nasce la sensazione di un Napoli diverso, più diretto, meno prevedibile. Ma non abbastanza continuo per ribaltare completamente l’inerzia della partita. Il Parma non si sfalda dopo il pareggio. La squadra di Cuesta mantiene ordine e disciplina, difende con linee compatte e prova a rimanere sempre dentro la partita, senza abbassarsi in modo passivo. Nel finale, il tecnico emiliano concede anche spazio a volti nuovi, tra cui il giovane Daniel Mikołajewski, al debutto in Serie A. Un segnale di fiducia e programmazione in una gara che, pur complicata, il Parma riesce a interpretare con maturità. Il Napoli, invece, nonostante l’ingresso di nuove energie dalla panchina, fatica a trovare continuità negli ultimi metri. La manovra si sviluppa ma non si trasforma in occasioni realmente nitide. È una squadra che produce più intenzioni che conclusioni, più presenza territoriale che pericolosità concreta. Nel cuore della ripresa emerge anche un episodio destinato a far discutere: un possibile tocco di mano in area del Napoli, che il Parma avrebbe contestato come intervento irregolare. L’azione non cambia il corso della gara, ma alimenta il senso di una partita rimasta sempre sul filo dell’equilibrio e delle interpretazioni. Il triplice fischio sancisce un 1-1 che pesa soprattutto sulla classifica e sulle prospettive immediate. Il Napoli interrompe la propria striscia positiva e vede allontanarsi la possibilità di mettere pressione diretta all’Inter, impegnata nelle ore successive. Nel post-partita, la lettura è quella di un’occasione sfumata più che di un passo falso isolato. Conte trasmette la sensazione di una squadra viva ma non completamente lucida nei momenti chiave. Una riflessione interna sembra inevitabile: la capacità di reagire allo svantaggio c’è, ma manca la continuità necessaria per trasformare il dominio territoriale in risultati pieni. Il pareggio del Tardini, in questo senso, diventa un punto di svolta psicologico oltre che tecnico. Non una caduta, ma un segnale. E in un campionato giocato sul dettaglio, anche i segnali iniziano a pesare quanto i punti.
PARMA (3-5-2): Suzuki 6; Troilo 7, Circati 7, Valenti 7; Delprato 6.5, Nicolussi Caviglia 6 (67’ N. Estevez 6), Keita 6.5, Bernabé 6 (67’ Ordoñez 6), Valeri 6.5; Strefezza 6.5 (72’ Mikolajewski 5.5), Elphege 6.5 (59’ Sørensen 5). All.: Cuesta 5.5
NAPOLI (3-4-2-1): Milinkovic-Savic 6; Juan Jesus 4.5 (46’ Beukema 6), Buongiorno 5.5, Olivera 6.5; Politano 5 (79’ Gutierrez 6), Anguissa 5 (56’ Alisson Santos 6.5), Lobotka 6, Spinazzola 6; De Bruyne 6 (79’ Elmas NG), McTominay 6.5; Hojlund 5.5 (66’ Giovane 5). All.: Conte 5.5.
Andrea Fiorentino · Redattore