Bari, caos dopo la retrocessione: scontro totale con i De Laurentiis, istituzioni all’attacco tra accuse, sfiducia e ultimatum
Sul tavolo non c’è più soltanto il futuro tecnico del club, ma la questione della proprietà, della governance e del rapporto ormai logorato con il territorio.
La retrocessione del Bari in Serie C ha trasformato una crisi sportiva in un caso politico e istituzionale destinato a lasciare strascichi profondi. In città il clima è esplosivo, la frattura tra tifoseria e proprietà appare irreparabile e, ora, anche le istituzioni hanno scelto di uscire allo scoperto contro la famiglia De Laurentiis. Sul tavolo non c’è più soltanto il futuro tecnico del club, ma la questione della proprietà, della governance e del rapporto ormai logorato con il territorio.
Bari, caos dopo la retrocessione: scontro totale con i De Laurentiis, istituzioni all’attacco tra accuse, sfiducia e ultimatum
Se a Napoli Aurelio De Laurentiis continua a raccogliere consenso per i risultati ottenuti in azzurro, a Bari il cognome della famiglia è diventato sinonimo di disillusione. Il ricordo della promozione sfumata contro il Cagliari rappresenta ancora una ferita aperta: da quel finale drammatico il progetto biancorosso non è riuscito a ritrovare slancio, fino al crollo culminato con la discesa in Serie C.
Nel mirino della contestazione c’è soprattutto Luigi De Laurentiis, figura operativamente più esposta nella gestione del club, ma il bersaglio politico e simbolico resta inevitabilmente Aurelio. L’accusa che attraversa piazza, istituzioni e parte dell’opinione pubblica barese è una sola: il Bari sarebbe stato progressivamente percepito come un progetto subordinato rispetto al Napoli, una narrazione che ha alimentato tensioni sempre più difficili da contenere.
Il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha assunto una posizione durissima. In dichiarazioni riportate dal Corriere del Mezzogiorno, il primo cittadino ha espresso forte delusione per l’assenza di confronto sul futuro societario e ha annunciato una linea di fermezza sul tema stadio. La disponibilità del San Nicola, passaggio essenziale per l’iscrizione al prossimo campionato, diventa così uno strumento di pressione istituzionale in attesa di chiarimenti da parte della proprietà.
Il messaggio politico è netto: secondo il sindaco, il Bari non può essere considerato un asset secondario all’interno degli interessi della famiglia De Laurentiis e servono decisioni rapide sul destino del club.
Ancora più personale, sul piano politico ed emotivo, l’intervento di Antonio Decaro, oggi presidente della Regione Puglia ed ex sindaco della città. Fu lui, nel 2018, a consegnare il titolo sportivo del Bari alla famiglia De Laurentiis dopo il fallimento societario. Una scelta che continua a essergli contestata da una parte della tifoseria e che oggi lo costringe a confrontarsi con il peso di quella decisione.
Nell’intervista rilasciata a Repubblica, Decaro respinge l’idea che il progetto fosse stato presentato fin dall’inizio come una derivazione del Napoli. Anzi, individua un momento preciso nella rottura del rapporto tra proprietà, ambiente e città: quando venne evocata pubblicamente l’idea del Bari come possibile “squadra satellite”. Da lì, secondo l’ex sindaco, si sarebbe consumato il punto di non ritorno.
Le sue parole assumono anche un tono personale. Decaro parla apertamente di delusione e di tradimento vissuto prima da tifoso e poi da amministratore che, all’epoca, aveva dovuto scegliere tra le offerte disponibili per garantire continuità al calcio barese. Rivela inoltre di aver tentato più volte, negli ultimi anni, di favorire una cessione della società attraverso la ricerca di investitori, senza però arrivare a una soluzione concreta.
Sul tema delle trattative mancate emerge anche il caso degli Hartono, nome circolato a lungo tra indiscrezioni e aspettative. Decaro liquida la vicenda come una ricostruzione priva di fondamento operativo, sostenendo che la proposta sarebbe arrivata fuori dai tempi utili e senza la documentazione richiesta dalle procedure federali necessarie per l’assegnazione e l’iscrizione.
Adesso il Bari si trova davanti a un passaggio delicatissimo. La retrocessione ha accelerato uno scontro che non riguarda più soltanto i risultati sul campo, ma la legittimità del progetto sportivo agli occhi della città. Tra pressioni istituzionali, richiesta di discontinuità e una proprietà sempre più isolata nel consenso popolare, il futuro del club pugliese entra in una fase decisiva, dove ogni scelta avrà inevitabilmente conseguenze ben oltre il calcio giocato.
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