Dopo anni di dibattiti, rinvii e progetti su carta, il destino dello stadio "Partenio-Lombardi" arriva a un punto di non ritorno. Il Comune di Avellino ha rotto gli indugi, avviando formalmente l'iter burocratico per la vendita all'asta dello storico impianto di via Zoccolari. L'obiettivo dell'amministrazione è chiaro: chiudere la partita entro l'estate del 2026, trasformando una voce di costo e manutenzione in un'opportunità di rilancio infrastrutturale.
Avellino, il futuro passa dallo stadio: prezzo fissato, via all’asta
Il primo passo concreto è stato l'inserimento dello stadio nel piano delle alienazioni immobiliari per l'anno corrente, seguito dall'approvazione dello schema di accordo con l'Agenzia delle Entrate. Sarà proprio l'ente statale a fornire il bollino di garanzia sul prezzo: secondo le indiscrezioni rilanciate da Irpinia TV, la stima provvisoria per rilevare la struttura si aggira sui 5,5 milioni di euro. La deadline è fissata per giugno, una data non casuale: coincide infatti con la scadenza dell'attuale convenzione d'uso con l'US Avellino. Per quel momento, Palazzo di Città conta di avere in mano la perizia definitiva e "congrua" per bandire l'asta pubblica senza rischi di contestazioni erariali.
La messa sul mercato del "Partenio" scioglie finalmente il nodo gordiano che ha bloccato ogni sviluppo recente. Con il bene ufficialmente in vendita, si aprono due scenari futuri, entrambi dipendenti dalle mosse dell'attuale proprietà del club (la famiglia D'Agostino). La prima via è quella conservativa: l'acquisto dello stadio attuale per procedere a una ristrutturazione profonda ma non radicale dell'esistente. La seconda via, quella più suggestiva e attesa dalla piazza, riguarda il famoso progetto del nuovo stadio. Un'arena ultramoderna, conforme agli standard UEFA categoria 4, capace di ospitare 21.500 spettatori e di vivere sette giorni su sette grazie a spazi commerciali, musei e ristoranti. La valutazione del vecchio impianto era l'ultimo ostacolo tecnico che frenava il project financing: ora che il prezzo è fissato (o quasi), la palla passa dal Comune al club.
Andrea Alati
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