Mettiamoci comodi e leviamoci il cappello, perché quello che è andato in scena sul prato del Kansas City Stadium non appartiene più alla cronaca sportiva, ma sconfina direttamente nel mito. Alla presenza numero 200 con la maglia dell'Argentina, Lionel Messi ha firmato un'opera d'arte assoluta, un monologo trionfale che ha polverizzato l'Algeria e ricordato al pianeta intero chi sia il vero re in carica del calcio mondiale. A quasi 39 anni, la Pulce ha preso per mano l'Albiceleste e ha risposto alla doppietta di Mbappé con una tripletta d'autore, agganciando Miroslav Klose in cima alla classifica marcatori di tutti i tempi dei Mondiali a quota 16 reti e cancellando il record di longevità del mitico Roger Milla. L'America è ufficialmente ai piedi del suo profeta, capace di anestetizzare i paragoni col passato e trasformare la passerella di Miami in un elisir di eterna giovinezza.
Argentina, l'esordio dei Campioni: la notte perfetta di Scaloni guidata dal gol del numero dieci
La serata del SoFi parte subito a ritmi folli, con il Var protagonista che cancella un gol per parte nei primi otto minuti: prima strozza in gola l'urlo di Messi (pescato in offside millimetrico su assist di Lautaro) e poi grazia l'Argentina cancellando il vantaggio algerino di Chaibi per un lembo di stoffa irregolare. Scampato il pericolo, sale in cattedra il dieci. Al 17’ Leo si abbassa a centrocampo, cuce il gioco, detta il passaggio a De Paul e si avventa sulla verticale trafiggendo Luca Zidane con un fendente velenoso. Il figlio d'arte, al debutto mondiale sotto gli occhi di papà Zinedine in tribuna, accusa il colpo e resta quasi pietrificato davanti alla maestosità della giocata, tanto da riuscire soltanto a deviare il pallone, senza evitare il suo destino. L'Algeria di Petkovic prova a restare aggrappata al match chiudendo i varchi, ma la difesa di Scaloni sbanda poco, forte di un Dibu Martinez totalmente recuperato che disinnesca le sfuriate dello scatenato Chaibi prima dell'intervallo.
Nella ripresa lo show solista diventa totale. Scaloni ridisegna l'attacco inserendo Julian Alvarez e Nico Gonzalez, ma l'asso pigliatutto resta sempre lo stesso. Al 60' Mac Allister esplode il destro, Zidane junior respinge corto in mezzo all'area e Messi si avventa come un falco per il tap-in del 2-0. Il match virtualmente finisce qui, tramutandosi in una totale venerazione per il fuoriclasse di Rosario. Al 76' l'apoteosi: Nico Gonzalez inventa l'assist e la Pulce spedisce in buca d'angolo dal limite un fendente chirurgico che vale il 3-0 e la sua prima, storica tripletta in una fase finale della Coppa del Mondo. Al momento del cambio a otto minuti dalla fine, i ventimila argentini in Missouri si alzano in piedi insieme a tutto lo stadio per un'ovazione da brividi. Il verdetto di Kansas City è un monito per tutta la concorrenza: l'età è solo un dettaglio che il Re può ancora ingannare.
Andrea Alati
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