Arbitri e VAR, il sistema è sotto accusa: il Napoli spinge per la rivoluzione del “VAR a chiamata”
Il punto non è solo tecnico. È politico e gestionale. Perché se il VAR nasce per ridurre le polemiche, oggi sembra averle moltiplicate, alimentando la percezione di disomogeneità nelle decisioni e nei criteri di intervento.
Il malcontento non è più un rumore di fondo. È diventato un coro. In una stagione di Serie A segnata da polemiche ricorrenti, decisioni contestate e interpretazioni divergenti del protocollo, il tema arbitrale è esploso con forza. E ora il Napoli prova a trasformare l’indignazione diffusa in proposta concreta.
Arbitri e VAR, il sistema è sotto accusa: il Napoli spinge per la rivoluzione del “VAR a chiamata”
L’ultimo episodio, la sconfitta di Bergamo contro l’Atalanta, ha lasciato scorie pesanti. La direzione di gara di Daniele Chiffi – poi fermato dal designatore – è stata al centro delle critiche. Aurelio De Laurentiis non si è limitato a commentare: ha alzato il telefono e ha parlato direttamente con Gabriele Gravina, presidente della FIGC. Un confronto che va oltre il singolo episodio e punta al cuore del sistema.
Il Napoli guida la richiesta di riforma
L’idea che prende corpo è quella del “VAR a chiamata”, già sperimentato in Serie C. Due chiamate a disposizione per squadra, da utilizzare nei casi di presunto errore evidente, con l’obiettivo di invitare l’arbitro a rivedere l’azione al monitor. Una forma di garanzia supplementare, che responsabilizza i club e introduce un contrappeso operativo.
Secondo quanto riportato da Il Mattino, De Laurentiis sarebbe pronto a farsi promotore di questa svolta, cercando di coinvolgere i principali club in un fronte comune. Non una battaglia isolata, ma una pressione strutturata per rivedere protocollo e procedure.
Il punto non è solo tecnico. È politico e gestionale. Perché se il VAR nasce per ridurre le polemiche, oggi sembra averle moltiplicate, alimentando la percezione di disomogeneità nelle decisioni e nei criteri di intervento.
Un malessere trasversale
Il Napoli non è un caso isolato. Il Milan ha manifestato il proprio disappunto ai vertici dell’AIA. La Juventus si era già mossa dopo il discusso episodio legato a Kalulu nella sfida contro l’Inter a San Siro. Anche Gian Piero Gasperini, per la Roma, ha espresso pubblicamente più di una perplessità nel corso della stagione.
Per una volta, le grandi del campionato si ritrovano allineate su un punto: così non va. Dall’Inter in giù, nessuna squadra può dirsi immune da episodi controversi. E quando il malcontento diventa sistemico, la richiesta di cambiamento non può più essere liquidata come reazione emotiva.
Protocollo da riscrivere?
Il nodo centrale resta il protocollo. È chiaro? È applicato in modo uniforme? È coerente nelle tempistiche e nei criteri di intervento? Le risposte, oggi, non soddisfano pienamente né dirigenti né tifosi.
È già in agenda una riunione tra presidenti, allenatori, capitani e designatore arbitrale. Sarà un momento di confronto diretto, con l’obiettivo di trovare una soluzione in vista della prossima stagione. Il VAR a chiamata rappresenta una strada percorribile, ma non l’unica. Potrebbe essere necessario anche semplificare le regole, chiarire le soglie di intervento e rendere più trasparente la comunicazione.
Una svolta inevitabile?
Il calcio italiano si trova davanti a un bivio. Continuare con l’attuale sistema, accettandone limiti e contraddizioni, oppure intervenire con una riforma strutturale. Il Napoli ha scelto di esporsi e di guidare la richiesta di cambiamento.
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