LISBON, PORTUGAL - OCTOBER 25: Head coach, Massimiliano Allegri of Juventus reacts during the UEFA Champions League group H match between SL Benfica and Juventus at Estadio do Sport Lisboa e Benfica on October 25, 2022 in Lisbon, Portugal. (Photo by Octavio Passos/Getty Images)
Se la scelta di affidare la panchina a Massimiliano Allegri ha fatto saltare il banco dei bilanci a causa di un coefficiente di spesa decisamente elevato, sul piano prettamente geopolitico ed europeo rappresenta la risposta più fragorosa alle critiche che hanno accompagnato l'ultimo ciclo azzurro. La stagione appena conclusa ha riproposto il solito, logorante tabù internazionale legato alla figura di Antonio Conte, da sempre accompagnato dallo scetticismo per una resa oltreconfine considerata non all'altezza della sua fama domestica. Con lo sbarco del tecnico livornese a Castel Volturno, confermato dal repentino "Here we go" di Fabrizio Romano, Aurelio De Laurentiis inserisce nel motore del Napoli un DNA europeo profondamente radicato. Lo dice la storia, lo confermano i dati riportati da TransfertMarket: Allegri è storicamente l'uomo delle grandi notti del martedì e del mercoledì.
Napoli, la svolta europea: Allegri cancella il tabù di Conte con due finali di Champions nel motore
Analizzando la traiettoria della sua intera carriera internazionale tra Milan e Juventus, si nota chiaramente come il nuovo allenatore del Napoli sia un drago da competizione a eliminazione diretta, capace di portare una dote di esperienza che a Fuorigrotta mancava da tempo. Per misurare l'impatto di Allegri in Champions League bisogna guardare innanzitutto al monumentale primo ciclo alla guida della Juventus. In quel glorioso quinquennio compreso tra il 2014 e il 2019, il tecnico livornese non solo non è mai uscito alla fase a gironi, ma ha scardinato i complessi di inferiorità del calcio italiano oltreconfine, centrando per ben due volte l'atto conclusivo della massima competizione continentale. Nella stagione del suo debutto in bianconero ha trascinato la squadra fino alla finale di Berlino contro il Barcellona, collezionando tredici panchine a 1,85 punti per partita. Due anni più tardi, nel 2016/17, ha firmato il suo vero capolavoro tattico guidando il gruppo fino alla finale di Cardiff contro il Real Madrid, con un cammino quasi perfetto impreziosito da ben nove vittorie e una media fantascientifica di 2,31 punti a match. In quel lustro d'oro, Allegri si è confermato un maestro assoluto della gestione del doppio confronto nei quarti e nelle semifinali, eliminando corazzate del calibro di Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid.
Anche laddove non ha alzato il trofeo o non ha raggiunto l'ultimo atto, Allegri ha dimostrato di possedere una sorta di paracadute strutturale che garantisce ai club introiti milionari, stabilità e blasone. Nei suoi quattro anni alla guida del Milan, in un'era contrassegnata da una profonda spending review per i rossoneri, ha comunque centrato tre volte gli Ottavi di finale e una volta i Quarti di finale, uscendo sempre con l'onore delle armi contro il Barcellona stellare di quegli anni. Persino nel triennio del suo ritorno alla Juventus, l'unico vero passaggio a vuoto della stagione 22/23 nella fase a gironi è stato ampiamente riscattato dalla successiva retrocessione in Europa League, dove ha saputo guidare la squadra fino alle Semifinali con una media di 1,88 punti a partita, arrendendosi solo ai tempi supplementari contro gli specialisti storici del Siviglia.
La differenza filosofica con il passato recente a tinte contiane è totale e si rifletterà inevitabilmente nella mentalità con cui la squadra affronterà i prossimi impegni europei. Laddove Conte ha spesso sofferto l'intensità e la pressione psicologica dei turni di Champions, prediligendo l'usura metodica e il ritmo cadenzato del campionato a tappe lunghe, Allegri esalta le proprie caratteristiche proprio quando la competizione diventa cinica, strategica e basata sui dettagli microscopici dei 180 metri. Per Aurelio De Laurentiis, nell'anno del Centenario, l'ingaggio di Max si rivela una solida polizza assicurativa internazionale. Il Napoli non si presenterà più ai nastri di partenza d'Europa come una mina vagante incompiuta, ma come una realtà guidata da un manager che vanta in bacheca due finali, tre quarti di finale e cinque ottavi di finale di Champions League, cancellando ufficialmente ogni residuo complesso europeo.
Andrea Alati
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