Calcio · Napoli · Serie A · Calciomercato Instagram · Facebook · X · YouTube
sabato 1 agosto 2026 Calcio · Napoli · Serie A
Google News
Napoli

Alisson Santos, il surfista del deserto: l'arte di cavalcare l'onda e cambiare le partite

Quell'incoscienza tipica di chi, fino all'altro ieri, giocava senza telecamere addosso e oggi non sente il peso della maglia azzurra

Alisson Santos, il surfista del deserto: l'arte di cavalcare l'onda e cambiare le partite
Ci sono ascensori sociali e poi ci sono i razzi spaziali. La parabola di Alisson Santos, fino a ieri sera oggetto misterioso e oggi nuovo idolo del "Maradona", appartiene decisamente alla seconda categoria. Per capire la vertigine di questa storia, bisogna riavvolgere il nastro di appena 18 mesi. Agosto 2024: mentre i suoi coetanei calcavano già i palcoscenici europei, Alisson – un classe 2002 che il grande calcio sembrava essersi dimenticato – correva ancora sui campi impolverati della Série C brasiliana. Terza divisione, periferia dell'impero. Stipendi bassi, tacchetti che affondano nella terra battuta e il sogno dell'Europa che, a 22 anni, rischiava di diventare un rimpianto.

Dal fango della Série C al boato del Maradona: l’ascesa di Alisson

Ma ridurre Alisson al classico cliché del brasiliano in cerca di fortuna sarebbe un errore. La sua geografia interiore è complessa. Nelle sue vene scorre il sangue del padre Ady, ex attaccante che ha fatto la spola tra Sudamerica e Nordafrica. Alisson nasce in Brasile, ma cresce respirando l'aria secca della Tunisia e della Libia, seguendo le orme paterne. Africa e Sudamerica si mescolano nel suo DNA: ha la Ginga brasiliana nei piedi, ma la fame e la resilienza di chi ha imparato presto ad adattarsi a culture, lingue e mondi diversi. La sua carriera è un glitch nel sistema del calciomercato. Un anno fa lottava nella serie cadetta portoghese, un purgatorio calcistico. Poi l'estate 2025: lo Sporting Lisbona intuisce che quel ragazzo ha qualcosa di speciale e lo strappa alla concorrenza per circa 4 milioni. Sembra una scommessa per le riserve, invece Alisson impiega poche settimane a far saltare il banco: esordio in Champions League e tre gol messi a referto in soli 156 minuti giocati. Il prezzo del cartellino esplode. Il Napoli di De Laurentiis, con un blitz invernale, mette sul piatto quasi 20 milioni tra prestito e riscatto. Da 4 a 20 in sei mesi: il mercato non mente mai sul valore del talento puro. Fuori dal campo, Alisson vive di ritmi e di onde. Ama il surf – metafora perfetta per chi deve restare in equilibrio mentre tutto intorno si muove veloce – e si diverte a fare il DJ. E proprio come un DJ, ieri sera contro la Roma ha capito che la festa aveva bisogno di cambiare traccia. Entrato negli ultimi venti minuti di una partita bloccata e nervosa, ha alzato i BPM del Napoli. Non ha toccato il pallone, lo ha elettrizzato. Ma c'è di più. C'è stato un attimo, nel boato di Fuorigrotta dopo il suo gol, in cui i tifosi più attenti hanno avuto un brivido di déjà-vu. Nel suo modo di attaccare lo spazio, Alisson ha rievocato uno spettro dolcissimo: sembra il primo Ezequiel Lavezzi. Ha quella stessa, irrazionale imprevedibilità ad ogni tocco. Baricentro basso, gambe che frullano e una stabilità fisica impressionante: lo picchiano, lo sbilanciano, ma lui non cade mai. Rimane in piedi, incollato al terreno e al pallone, trasformando ogni contrasto in una nuova accelerazione. È una "scossa" continua, un giocatore che dà la sensazione che possa succedere qualcosa di incredibile ogni volta che riceve palla.  Chi lo ha visto ieri ha avuto la sensazione di trovarsi di fronte all'ala perfetta per il calcio moderno: non solo dribbling, ma "strappi" capaci di spaccare le partite in due. Quell'incoscienza tipica di chi, fino all'altro ieri, giocava senza telecamere addosso e oggi non sente il peso della maglia azzurra. Dalla terza serie brasiliana all'urlo di Fuorigrotta in un anno e mezzo. Alisson Santos ha smesso di inseguire le onde: ora è lui la marea che sta salendo. Andrea Alati
Andrea Alati · Redattore