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giovedì 30 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Interviste

Walter Sabatini: "Sono quasi morto, ho visto Madre Teresa. Oggi non esco più di casa"

Walter Sabatini torna a parlare della sua vita, ripercorrendo alcuni dei passaggi più dolorosi e significativi della sua esistenza.

Walter Sabatini: "Sono quasi morto, ho visto Madre Teresa. Oggi non esco più di casa"
Walter Sabatini torna a parlare della sua vita, ripercorrendo alcuni dei passaggi più dolorosi e significativi della sua esistenza.

Walter Sabatini: "Sono quasi morto, ho visto Madre Teresa. Oggi non esco più di casa"

L'ex direttore sportivo di Roma, Palermo, Lazio e Salernitana è protagonista del nuovo episodio di One More Time, il podcast di Luca Casadei disponibile su OnePodcast. Nel corso dell'intervista, Sabatini affronta temi che vanno ben oltre il calcio: dall'infanzia difficile alla dipendenza dal fumo, fino al coma farmacologico che ha cambiato profondamente il suo modo di vivere. Le dichiarazioni sono tratte dall'intervista pubblicata da One More Time - OnePodcast.

L'amore per il calcio nato da bambino

Il primo pallone rappresentò una vera svolta. Sabatini racconta che, da bambino, quel momento fu una "folgorazione" destinata a segnare tutta la sua vita. Giocava anche da solo, trasformando con l'immaginazione un semplice muro in uno stadio gremito di spettatori. Tra i ricordi più vivi conserva la sua prima partita con ragazzi più grandi, quando riuscì a dribblare il portiere ma una pozzanghera fermò il pallone a pochi passi dalla porta, impedendogli quello che sarebbe stato il suo primo gol.

L'infanzia, il fumo e gli errori della giovinezza

Nel corso della conversazione Sabatini ripercorre anche alcuni episodi della sua infanzia, senza nascondere comportamenti che oggi definisce sbagliati. Racconta di aver fumato mozziconi di sigaretta e di essersi stordito respirando i vapori della benzina della moto del padre, fino a un episodio che lo portò a perdere i sensi. Più avanti, durante l'adolescenza, iniziò a prendere di nascosto le sigarette dei genitori, un'abitudine che, come lui stesso spiega, sarebbe diventata una dipendenza.

Il colpo di mercato che ricorda con più orgoglio

Tra i momenti più significativi della sua carriera da dirigente, Sabatini indica senza esitazioni l'arrivo di Javier Pastore al Palermo. Nell'intervista racconta di aver inseguito a lungo l'operazione, convincendo il procuratore Marcelo Simonian e la famiglia del giocatore fino a chiudere l'accordo. Un trasferimento che considera uno dei risultati professionali di cui va maggiormente fiero e che, ricorda, rese particolarmente felice l'allora presidente Maurizio Zamparini.

«Non rifarei quasi nulla della mia vita»

Uno dei passaggi più intensi riguarda il bilancio personale. Sabatini ammette di non essersi mai davvero amato e di convivere ancora con nostalgia, rimpianti e pentimenti. Alla domanda su cosa rifarebbe, risponde che cambierebbe praticamente ogni scelta della propria vita, fatta eccezione per il figlio, l'unica cosa che non modificherebbe.

Il coma farmacologico: «Pensavo di essere morto»

Tra i ricordi più drammatici emerge il ricovero che lo costrinse a trascorrere venticinque giorni in coma farmacologico dopo una grave crisi respiratoria. Sabatini racconta di aver vissuto esperienze che percepiva come reali, spiegando di aver creduto di essere morto. Ricorda di aver visto Madre Teresa di Calcutta e descrive un forte stato di paura nei confronti degli infermieri, convinto che volessero fargli del male. Una volta risvegliato, racconta di aver impiegato circa due mesi per recuperare completamente la lucidità. Tutti questi episodi sono stati narrati nel corso dell'intervista a One More Time - OnePodcast.

Gli attacchi di panico e una paura che non lo abbandona

Il dirigente sportivo affronta anche il tema degli attacchi di panico, spiegando di averne sofferto per molti anni. Oggi ritiene di aver imparato a gestirli meglio, ma sottolinea come il coma abbia lasciato una profonda sensazione di insicurezza e una paura costante della vita e di ciò che lo circonda, conseguenze che continuano a condizionare la sua quotidianità.

«Non esco più di casa, ma voglio tornare a vivere»

La parte conclusiva dell'intervista è dedicata al presente. Sabatini rivela di trascorrere anche interi mesi senza uscire di casa perché non si sente più a proprio agio nell'esporsi agli altri. Confessa che vedere il proprio corpo non rispondere come un tempo gli provoca una profonda sofferenza, soprattutto confrontando l'uomo di oggi con quello che è stato per decenni. Nonostante tutto, però, guarda ancora al futuro con determinazione. Spiega di voler tornare a essere non soltanto vivo, ma anche vitale, e si dice convinto di avere ancora qualcosa di importante da realizzare, direttamente o attraverso altre persone. L'intervista restituisce il ritratto di un uomo che, dopo una carriera costruita sulle intuizioni di mercato e sulla scoperta di grandi talenti, sceglie di raccontare senza filtri le proprie fragilità, offrendo uno spaccato intimo del percorso umano affrontato negli ultimi anni. Fonte: intervista di Walter Sabatini a One More Time, podcast di Luca Casadei (OnePodcast).
Andrea Fiorentino · Redattore