Verona, la voce di Sogliano rompe il silenzio: "Serve rispetto, anche per chi è già retrocesso"
"Voglio rispetto per questa società e per la gente di Verona, anche se siamo già in Serie B", insiste. Una frase che racchiude il senso di appartenenza e il legame con una piazza che, nonostante tutto, continua a sostenere la squadra.
Nel finale di una stagione amara, arriva uno sfogo che va oltre il risultato. Dopo l’1-1 contro la Juventus, il direttore sportivo dell’Hellas Verona, Sean Sogliano, sceglie di esporsi pubblicamente e lo fa con toni netti, senza cercare attenuanti.
Verona, la voce di Sogliano rompe il silenzio: "Serve rispetto, anche per chi è già retrocesso"
"Non parlo mai degli arbitri, e non è certo questo il momento per iniziare", chiarisce subito. Poi però la linea cambia, e il messaggio diventa diretto: "Pretendo rispetto, anche per una squadra già retrocessa. In campo le decisioni sono state tutte da una parte".
Un’espulsione che pesa
A rendere ancora più teso il finale di gara è stata l’espulsione dello stesso dirigente, arrivata a pochi minuti dal triplice fischio. Un episodio che ha acceso ulteriormente gli animi e che Sogliano interpreta come il simbolo di una gestione arbitrale percepita come sbilanciata.
"Sono stato mandato fuori per situazioni di campo, ma quello che chiedo è equilibrio", lascia intendere. Non una protesta isolata, ma il riflesso di una frustrazione accumulata nel corso della partita.
Il rispetto come linea di principio
Il punto centrale del discorso resta uno: la dignità. Anche in una stagione conclusa con la retrocessione, il Verona rivendica il proprio ruolo e il diritto a essere trattato alla pari.
"Voglio rispetto per questa società e per la gente di Verona, anche se siamo già in Serie B", insiste. Una frase che racchiude il senso di appartenenza e il legame con una piazza che, nonostante tutto, continua a sostenere la squadra.
Una stagione segnata dagli imprevisti
L’analisi poi si allarga all’intero campionato. Il dirigente non si nasconde dietro alibi, ma evidenzia una serie di circostanze che hanno complicato il percorso.
"Siamo una squadra costruita per salvarsi all’ultimo, negli anni passati ci siamo riusciti, questa volta no", ammette con lucidità. E aggiunge: "Ci sono stati episodi difficili da gestire, tra infortuni gravi, crociati e situazioni davvero particolari".
Un bilancio che mescola responsabilità interne e fattori esterni, senza però perdere il senso della realtà.
Orgoglio oltre la classifica
Se la retrocessione rappresenta il punto più basso, il pareggio contro la Juventus assume invece un valore simbolico. Non cambia il destino, ma racconta un atteggiamento.
"Questo risultato è un punto d’orgoglio per una squadra ultima, ma con dignità", conclude Sogliano.
In un campionato ormai archiviato, resta la volontà di lasciare un segnale. Non nei numeri, ma nell’identità. E, soprattutto, nella richiesta — chiara e ribadita — di rispetto.
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