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giovedì 30 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Interviste

Sassuolo, Berardi tra fedeltà e sogno Champions: “Cambierei solo per un progetto da protagonista”

“Vorrei giocare la Champions da protagonista, non viverla da comprimario”, ha dichiarato alla Gazzetta dello sport. L’idea non è quella di lasciare il Sassuolo a qualsiasi costo, ma di farlo solo dentro un progetto tecnico in cui centralità e responsabilità siano garantite.

Sassuolo, Berardi tra fedeltà e sogno Champions: “Cambierei solo per un progetto da protagonista”
Domenico Berardi resta il simbolo più riconoscibile della continuità tecnica e identitaria di US Sassuolo Calcio, ma il suo futuro continua a essere definito da un unico parametro: la possibilità di giocare la Champions League non come comparsa, ma come protagonista assoluto.

Sassuolo, Berardi tra fedeltà e sogno Champions: “Cambierei solo per un progetto da protagonista”

È questo il confine che il numero neroverde traccia con chiarezza, senza ambiguità di mercato o suggestioni economiche, mantenendo una linea coerente con la sua storia sportiva. Il punto è esplicito quando parla dell’eventualità di un addio: “Le porte sono sempre aperte, nella vita niente è impossibile, quindi ascolterei”, ma subito dopo il concetto si stringe attorno a una condizione precisa, quasi non negoziabile: “Vorrei giocare la Champions da protagonista, non viverla da comprimario”, ha dichiarato alla Gazzetta dello sport. L’idea non è quella di lasciare il Sassuolo a qualsiasi costo, ma di farlo solo dentro un progetto tecnico in cui centralità e responsabilità siano garantite. Il legame con il club resta comunque profondo e non contingente. Berardi lo descrive come una relazione costruita nel tempo e mai incrinata dalla mancanza di offerte o da scelte economiche: “Con la forza dell’amore. Io amo giocare e amo il Sassuolo”, spiega, sottolineando come la continuità sia stata una conseguenza naturale di questa identità condivisa più che una rinuncia. Nel suo racconto emerge anche una lettura più ampia del calcio contemporaneo, soprattutto nel confronto tra modelli tattici diversi. Rievocando l’esperienza con Roberto De Zerbi, il giudizio è netto nella sua immagine: “Sembrava che ci muovessimo con un joystick, ci divertivamo tantissimo”. A questo contrappone la fase attuale del campionato, descritta con una sintesi altrettanto efficace: “Adesso in campo vedo tanti soldati”, fotografia di un calcio più ordinato, meno libero, più orientato al risultato che alla creatività. Il percorso recente è stato segnato anche da una parentesi complessa sul piano fisico e mentale, legata all’infortunio che ha messo in discussione la continuità della carriera. Berardi non nasconde la fragilità di quel momento: “La testa voleva smettere, ma il cuore e il corpo no”. E ancora: “Il cervello dava l’impulso, ma il corpo non rispondeva”, raccontando una fase in cui la riabilitazione è stata prima di tutto una sfida psicologica. Nonostante tutto, la percezione attuale è quella di un equilibrio ritrovato, anche nei giudizi sulla stagione: “Stesso voto: 8 alla squadra e 8 a me”, dice riferendosi al percorso del Sassuolo, con la consapevolezza di un rendimento positivo nonostante gli stop e le difficoltà. Sul futuro personale, la traiettoria resta aperta ma delimitata da un principio chiaro: niente passi indietro sul piano competitivo e nessuna volontà di chiudere la carriera in tono minore. L’obiettivo è restare protagonista, che sia a Sassuolo o altrove, ma solo dentro un contesto che rispetti la sua idea di calcio, fatta di libertà, centralità e ambizione sportiva.
Andrea Fiorentino · Redattore