Roma, Ranieri e la Nazionale: "Sarebbe stato un conflitto enorme, un Roma-Napoli dopo la sosta? Il finimondo"
Ranieri non usa mezze misure. Sa perfettamente come funziona il dibattito calcistico italiano. Sa che il doppio ruolo avrebbe alimentato polemiche infinite, trasformando ogni decisione tecnica in un caso politico.
Allenare la Nazionale è il sogno dichiarato di ogni tecnico italiano. Anche per Claudio Ranieri sarebbe stata la chiusura perfetta di un cerchio. Eppure, quando la chiamata è arrivata, la risposta è stata diversa da quella che molti immaginavano.
Roma, Ranieri e la Nazionale: "Sarebbe stato un conflitto enorme, un Roma-Napoli dopo la sosta? Il finimondo"
Dopo le dimissioni di Luciano Spalletti da commissario tecnico, uno dei primi nomi sondati è stato proprio il suo. Un riconoscimento naturale per un allenatore che ha attraversato epoche, piazze e generazioni, fino a diventare un punto di riferimento del calcio italiano. Ma alla fine ha prevalso la parola data alla Roma.
"Quale allenatore non vorrebbe la Nazionale?"
Ai microfoni del Messaggero, Ranieri ha raccontato il retroscena con la lucidità che lo contraddistingue. Nessuna esitazione sul prestigio dell’incarico:
"È stato difficile nel senso che quale allenatore non vorrebbe allenare la Nazionale del proprio Paese?".
Una frase che racchiude ambizione e rispetto. Ma subito dopo arriva la motivazione che ha orientato la scelta:
"Al tempo stesso non è stato difficile perché sono sotto contratto con la Roma".
Non una questione romantica, ma etica. Non un rifiuto per paura, bensì per coerenza.
Il conflitto di interessi che avrebbe incendiato l’Italia
Ranieri entra nel dettaglio, immaginando uno scenario concreto:
"Io sono il punto di riferimento dei Friedkin, c'è una partita della Nazionale, e la domenica dopo si gioca Roma-Napoli o Roma-Inter o Roma-Juve".
Il nodo è tutto lì. Convocare o non convocare i giocatori della Roma? Farli giocare o tenerli in panchina? Ogni scelta sarebbe stata letta come sospetta.
"E io non convoco nessun giocatore della Roma, oppure li convoco e non li faccio giocare, e mando in campo i giocatori dell'altra squadra. In Italia, cosa succederebbe? Un finimondo".
Ranieri non usa mezze misure. Sa perfettamente come funziona il dibattito calcistico italiano. Sa che il doppio ruolo avrebbe alimentato polemiche infinite, trasformando ogni decisione tecnica in un caso politico.
Una scelta di coerenza
Alla fine, la sintesi è semplice e netta:
"Mi è sembrata la scelta più onesta".
Ranieri ha scelto la Roma, il contratto firmato, la responsabilità verso la proprietà e verso l’ambiente. Ha rinunciato a una consacrazione definitiva per evitare ambiguità.
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