Calcio · Napoli · Serie A · Calciomercato Instagram · Facebook · X · YouTube
venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
Google News
Interviste

Pescara, Insigne, il ritorno alle radici e i rimpianti di una carriera: "Lasciare Napoli mi è costato molto. Con Gattuso sento ancora la Nazionale"

Una giocata diventata simbolo di un talento che, tra rimpianti e orgoglio, continua ancora oggi a raccontare una storia profondamente legata al calcio italiano.

Insigne
Il passato non si cancella, soprattutto quando ha il profumo di casa. Lorenzo Insigne lo sa bene. Oggi riparte da Pescara, la città che per prima aveva creduto nel suo talento, ma nel suo racconto convivono nostalgia, riflessioni e una sottile consapevolezza: alcune scelte cambiano profondamente il corso di una carriera.

Pescara, Insigne, il ritorno alle radici e i rimpianti di una carriera: "Lasciare Napoli mi è costato molto. Con Gattuso sento ancora la Nazionale"

In un’intervista a La Gazzetta dello Sport, l’ex capitano del Napoli ripercorre le tappe più importanti del suo percorso calcistico, dall’avventura nordamericana con il Toronto FC fino ai ricordi azzurri e al rapporto ancora vivo con la Nazionale Italiana di Calcio. Il tono è quello di chi guarda indietro senza rimpianti paralizzanti, ma con la lucidità di chi sa che alcune scelte, inevitabilmente, lasciano un segno. L’esperienza in Canada: una sfida diversa dalle aspettative Il capitolo canadese della carriera di Insigne rappresenta uno dei passaggi più discussi della sua storia professionale. Il trasferimento al Toronto FC aveva suscitato entusiasmo e curiosità, ma sul piano sportivo l’esperienza non ha rispettato pienamente le aspettative. "Calcisticamente non è andata come speravo", racconta Insigne con sincerità. "Mi aspettavo un contesto diverso e purtroppo ho avuto anche qualche problema fisico. Non credo abbiano visto il vero Insigne". Nonostante le difficoltà in campo, il calciatore conserva un ricordo positivo della vita oltre il calcio. L’esperienza in Canada, racconta, ha arricchito soprattutto la sua famiglia. "Dal punto di vista umano è stata una bellissima esperienza. I miei figli si erano ambientati, avevano i loro amici e la scuola. Tornare non è stato semplice nemmeno per loro". Sul piano sportivo, invece, le cose sono andate diversamente. La squadra non è riuscita a costruire un progetto competitivo e, come spesso accade nel calcio, le responsabilità sono ricadute soprattutto su chi rappresentava il simbolo della squadra. "Quando sei il giocatore più pagato è normale che le critiche arrivino prima a te. Fa parte del gioco". Napoli, dodici anni impossibili da dimenticare Se c’è un capitolo che continua a occupare uno spazio centrale nella memoria di Insigne, quello è senza dubbio Napoli. Dodici anni con la stessa maglia, una fascia da capitano e un rapporto intenso con una città che vive il calcio come un’identità. Ripensando alla scelta di partire, l’ex numero 24 azzurro non nasconde una certa amarezza. "Dopo dodici anni era giusto cambiare, ma forse non avrei dovuto andare così lontano". Il riferimento è proprio al trasferimento oltreoceano, una decisione maturata in un momento di grande pressione emotiva. Essere il simbolo di una città calcisticamente esigente non è sempre semplice. "A Napoli i tifosi si aspettavano sempre qualcosa in più. A un certo punto avevo esaurito le energie mentali". Eppure, nonostante le difficoltà, il bilancio rimane positivo. Insigne guarda alla sua esperienza partenopea con orgoglio. "La mia vera vittoria è stata giocare dodici anni nel Napoli e diventare il capitano della squadra della mia città". Tra i ricordi più dolorosi resta lo scudetto sfiorato nella stagione dei 91 punti sotto la guida di Maurizio Sarri, un traguardo rimasto a un passo dalla realtà. "Quello è un rimpianto che rimane. Ci siamo andati davvero vicini". Il legame con la Nazionale e il rapporto con Gattuso Il discorso si sposta poi sulla Nazionale italiana, un’altra parte fondamentale della carriera di Insigne. Il ricordo più difficile resta l’eliminazione contro la Svezia che costò all’Italia la mancata qualificazione al Mondiale. "Non andare a quel Mondiale è stata una ferita vera. Sono cose che ti restano dentro". Nonostante il passare degli anni, il rapporto con l’ambiente azzurro non si è mai interrotto. Insigne continua a mantenere contatti frequenti con Gennaro Gattuso, figura con cui condivide un rapporto diretto e quotidiano. "Con Gattuso ci sentiamo quasi tutti i giorni. Io non ho mai detto che la Nazionale fosse finita per me". Il messaggio è chiaro: se dovesse arrivare una chiamata, Insigne sarebbe pronto a rispondere. "Lui conosce le mie qualità e sa che io ci sono. Poi farà le sue valutazioni". Pescara, il nuovo inizio dove tutto era cominciato Il presente, però, si chiama Pescara. Un ritorno simbolico per un calciatore che proprio qui aveva iniziato a costruire la propria identità calcistica sotto la guida di Zdeněk Zeman. "Lui ha creduto in me quando ero un ragazzo. Non smetterò mai di ringraziarlo". Insigne considera Zeman uno degli allenatori più importanti della sua carriera, l’uomo che gli ha dato fiducia e libertà di esprimersi. Oggi l’obiettivo è chiaro: aiutare il Pescara a raggiungere la salvezza e riportare serenità a un ambiente che ha sempre avuto un posto speciale nel suo percorso. "Prima pensiamo a salvarci. Poi, chissà… magari il Mondiale". Lo dice sorridendo, quasi scherzando, ma nel calcio le storie inattese non sono mai impossibili. I gol che hanno segnato una carriera Nel suo racconto emergono anche i momenti più emozionanti vissuti in campo. Con oltre 150 gol nei professionisti, Insigne ha costruito una carriera fatta di giocate tecniche e reti spettacolari. Tra tutte, alcune rimangono impresse più di altre. "Il primo gol in Serie A contro il Parma al San Paolo non lo dimenticherò mai". Poi ci sono le notti europee e i palcoscenici internazionali: la rete al Real Madrid al Santiago Bernabéu, la punizione a Dortmund, le perle con la maglia azzurra agli Europei. E naturalmente il marchio di fabbrica che ha accompagnato tutta la sua carriera: il celebre "tiraggiro". "Quello è sempre pronto. Più mi diverto e più viene naturale".
Andrea Fiorentino · Redattore