Calcio · Napoli · Serie A · Calciomercato Instagram · Facebook · X · YouTube
giovedì 30 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
Google News
Interviste

Pavoletti si racconta: "A Napoli avevo paura, a Cagliari ho trovato una famiglia. Gasperini e Ranieri hanno cambiato la mia carriera"

Dopo aver chiuso la sua lunga esperienza in Sardegna, Pavoletti al Corriere dello sport guarda al passato con la serenità di chi sa di aver vissuto ogni tappa fino in fondo. E proprio il rapporto con Cagliari rappresenta il capitolo più significativo del suo racconto.

Pavoletti si racconta: "A Napoli avevo paura, a Cagliari ho trovato una famiglia. Gasperini e Ranieri hanno cambiato la mia carriera"
Pavoletti
Ci sono calciatori che vengono ricordati per i trofei vinti e altri che lasciano il segno per il legame costruito con una città. Leonardo Pavoletti appartiene a questa seconda categoria. L'attaccante livornese, protagonista di alcune delle pagine più emozionanti della recente storia del Cagliari, ha ripercorso il proprio percorso professionale e umano in una lunga intervista, raccontando successi, difficoltà, paure e rinascite senza cercare scorciatoie o giustificazioni.

Pavoletti si racconta: "A Napoli avevo paura, a Cagliari ho trovato una famiglia. Gasperini e Ranieri hanno cambiato la mia carriera"

Dopo aver chiuso la sua lunga esperienza in Sardegna, Pavoletti al Corriere dello sport guarda al passato con la serenità di chi sa di aver vissuto ogni tappa fino in fondo. E proprio il rapporto con Cagliari rappresenta il capitolo più significativo del suo racconto. "L'isola ci ha conquistato", ha spiegato l'ex centravanti rossoblù, ricordando come il legame con il territorio sia cresciuto stagione dopo stagione. Non soltanto una questione calcistica, ma una vera scelta di vita. I suoi figli sono nati in Sardegna e la famiglia ha trovato una dimensione che va oltre il campo. Un rapporto costruito nel tempo, alimentato dal rispetto reciproco e da una connessione autentica con una tifoseria che ha imparato ad apprezzarlo prima come uomo e poi come giocatore. Guardando alla propria carriera, Pavoletti non nasconde l'orgoglio per un percorso diverso rispetto a quello di molti colleghi. Il grande calcio è arrivato più tardi, dopo anni di sacrifici e categorie affrontate con determinazione. Una scalata lenta ma costante che gli ha permesso di vivere ogni traguardo con un'intensità particolare. Dall'esordio in Serie A fino alle emozioni delle grandi piazze, ogni conquista ha avuto il sapore della meritocrazia. Tra le figure che hanno maggiormente influenzato la sua crescita professionale c'è senza dubbio Gian Piero Gasperini. L'incontro al Genoa rappresentò una svolta decisiva. Pavoletti ricorda un allenatore esigente, capace di individuare limiti e potenzialità con straordinaria precisione. Un tecnico che non regalava nulla ma che sapeva valorizzare chi era disposto a mettersi in discussione. Proprio da quel lavoro quotidiano nacque l'esplosione realizzativa che lo consacrò nel calcio italiano. Un'altra figura centrale nel suo percorso è stata quella di Claudio Ranieri. Due personalità completamente diverse, ma accomunate dalla capacità di incidere profondamente sul gruppo. Pavoletti descrive l'allenatore romano come un punto di riferimento capace di riportare ordine nei momenti più complessi, un tecnico che riesce a dare sicurezza ai giocatori e a leggere le partite con intuizioni spesso sorprendenti. Qualità che hanno contribuito a rendere speciale il recente percorso del Cagliari. Tra i passaggi più sinceri dell'intervista emerge quello dedicato all'esperienza vissuta a Napoli. Un'avventura breve ma intensa, che il centravanti analizza oggi con grande lucidità. Pavoletti ammette di non essere riuscito a esprimere tutto il proprio potenziale, riconoscendo che in quel periodo il problema principale non era tecnico o fisico, ma mentale. "Avevo paura", è la riflessione che sintetizza quei mesi. La pressione, le aspettative e il timore di non essere all'altezza finirono per condizionarlo profondamente. Soltanto in seguito riuscì a comprendere quanto quella paura avesse limitato il suo rendimento. Nonostante le difficoltà, conserva però un ricordo estremamente positivo dell'ambiente partenopeo, della passione dei tifosi e soprattutto di uno spogliatoio che definisce tra i migliori incontrati nella sua carriera. Un gruppo composto da campioni ma, prima ancora, da persone che hanno lasciato un segno nella sua vita. Lo sguardo di Pavoletti si è poi rivolto alle nuove generazioni. Tra i giovani che più lo hanno impressionato c'è Marco Palestra, considerato già pronto per il salto definitivo nel calcio di alto livello. Per l'attaccante toscano, però, il talento da solo non basta: la vera sfida sarà mantenere ogni giorno la stessa fame di migliorarsi. Parole altrettanto importanti sono state riservate a Sebastiano Esposito e a suo fratello Pio. Pavoletti vede nei due attaccanti un potenziale enorme e immagina per loro un futuro da protagonisti anche con la maglia della Nazionale italiana. Tecnica, personalità e un legame familiare speciale rappresentano, secondo lui, una combinazione che potrebbe portare molto lontano entrambi. Oggi, conclusa la sua avventura con il Cagliari, Pavoletti si trova davanti a una nuova fase della vita. Per la prima volta dopo tanti anni non pensa immediatamente al prossimo allenamento o alla prossima partita. Il calcio resta parte integrante della sua identità, ma la priorità è diventata un'altra: dedicare tempo alla famiglia e costruire con calma il futuro. La sua storia rimane quella di un giocatore che non ha mai percorso la strada più semplice. Un attaccante arrivato in alto attraverso il lavoro, le cadute e la capacità di rialzarsi. E forse è proprio questa autenticità ad avergli permesso di entrare nel cuore di tifoserie diverse, lasciando ovunque qualcosa che va oltre i gol segnati.
Andrea Fiorentino · Redattore