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giovedì 30 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Interviste

Lazio, Sarri attacca la Lega prima del derby: "Servono più uomini di calcio e meno politici"

Pur evitando collegamenti diretti con la qualità della prestazione in campo, Sarri lascia intendere che orari e gestione organizzativa non siano aspetti neutri nella preparazione di una gara.

Lazio, Sarri attacca la Lega prima del derby: "Servono più uomini di calcio e meno politici"
Maurizio Sarri non fa marcia indietro sulle critiche rivolte alla Lega Serie A, ma chiarisce il senso delle sue parole alla vigilia del derby tra Roma e Lazio, perso poi per 2-0.

Lazio, Sarri attacca la Lega prima del derby: "Servono più uomini di calcio e meno politici"

Il tecnico biancoceleste, dopo aver ipotizzato nei giorni scorsi la possibilità di non presentarsi in panchina per la sfida programmata all’insolito orario di mezzogiorno, sceglie comunque di guidare la squadra all’Olimpico, spiegando però tutto il proprio dissenso sulla gestione del calendario. Nel prepartita dell’attesissima stracittadina romana, l’allenatore toscano torna sul tema con dichiarazioni nette, puntando il dito contro un modello organizzativo che, a suo giudizio, allontana il calcio dalle esigenze tecniche e sportive. Sarri al derby Roma-Lazio: "Non avrei mai lasciato soli i miei giocatori" Alla fine Maurizio Sarri è al suo posto, regolarmente seduto sulla panchina della Lazio per uno dei derby più particolari degli ultimi anni, disputato alle ore 12:00 in una giornata decisiva per la corsa Champions. L’allenatore biancoceleste spiega subito il significato delle sue precedenti dichiarazioni, definite apertamente una provocazione. "La mia era una provocazione, non avrei mai lasciato i miei giocatori da soli in una bolgia del genere". Una precisazione che chiarisce la posizione del tecnico: nessuna reale intenzione di abbandonare la squadra nel momento più delicato della stagione, ma la volontà di accendere i riflettori su una scelta organizzativa ritenuta discutibile. Per Sarri, il tema non riguarda esclusivamente la Lazio, ma la gestione complessiva del prodotto Serie A. L’attacco alla Lega Serie A: "Così non si valorizza il calcio" Il cuore dell’intervento dell’allenatore biancoceleste è rivolto direttamente alla programmazione della giornata di campionato. Secondo Sarri, concentrare contemporaneamente più sfide decisive per la qualificazione europea in un unico slot a mezzogiorno rappresenta un’occasione mancata sotto il profilo sportivo e mediatico. "Non sto parlando da allenatore della Lazio, sto parlando nell’interesse del calcio". Il tecnico sottolinea il peso economico e competitivo della giornata, ricordando come diverse squadre siano coinvolte nella corsa a obiettivi che valgono decine di milioni di euro. Nella sua lettura, un turno di campionato con una posta così elevata avrebbe meritato una valorizzazione diversa, capace di esaltare visibilità, spettacolo e centralità internazionale del campionato italiano. Pur evitando collegamenti diretti con la qualità della prestazione in campo, Sarri lascia intendere che orari e gestione organizzativa non siano aspetti neutri nella preparazione di una gara. Il caso del campionato Primavera: l’esempio portato da Sarri Per rafforzare la propria critica, Sarri amplia il discorso oltre la prima squadra e richiama l’attenzione anche sul settore giovanile. L’allenatore utilizza l’esperienza del campionato Primavera per evidenziare quelle che considera anomalie organizzative ricorrenti. Secondo il tecnico, la Lazio Primavera ha disputato partite in fasce orarie considerate poco funzionali alla crescita del movimento e alla partecipazione del pubblico. Un modello che, nella sua analisi, rischierebbe di incidere anche sul percorso formativo dei giovani calciatori, chiamati successivamente a confrontarsi con contesti di altissima pressione come stadi storici e grandi appuntamenti della Serie A. "Troppi politici sportivi, poca gente di campo": la stoccata finale di Sarri La parte più dura dell’intervento arriva nel finale, quando Sarri allarga ulteriormente il ragionamento sulla governance del calcio italiano. "Ci sono troppi esperti di politica sportiva e poca gente di calcio". Una frase destinata inevitabilmente a far discutere. Il tecnico rivendica una maggiore presenza, nei processi decisionali, di figure provenienti dall’esperienza diretta del campo, capaci — secondo la sua visione — di comprendere davvero le differenze tra orari, preparazione atletica, gestione mentale delle partite e impatto ambientale. "C’è chi non conosce il profumo dell’erba e non sa cosa significhi giocare a mezzogiorno oppure di sera". L’auspicio finale è chiaro: meno logiche politiche nella gestione del sistema e una maggiore centralità delle competenze strettamente calcistiche. Le dichiarazioni di Sarri riaprono così un tema ciclico nel calcio italiano: il rapporto tra esigenze televisive, organizzazione commerciale del campionato e visione tecnica di chi il calcio lo vive quotidianamente sul campo.
Andrea Fiorentino · Redattore