ROME, ITALY - FEBRUARY 02: SS Lazio President Claudio Lotito speaks during the press conference as SS Lazio Women unveil Carolina Morace as new team coach at the Olimpico stadium on February 2, 2021 in Rome, Italy. (Photo by Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)
Il tema non è un nome, ma un sistema da ripensare. Claudio Lotito interviene con decisione nel dibattito sul futuro del calcio italiano, spostando l’attenzione dalle figure ai contenuti. Le sue parole tracciano una linea netta: prima le riforme, poi eventualmente i protagonisti chiamati a realizzarle.
“Non è una questione di persone”
Lazio, Lotito rilancia il dibattito: “Senza riforme il calcio italiano resta indietro”
Nel confronto che attraversa la FIGC, Lotito chiarisce subito la sua posizione rispetto a Giovanni Malagò.
“Io non sono contro di lui”, sottolinea. “Il problema è un altro: dobbiamo capire come risolvere le criticità strutturali. Altrimenti continuiamo a parlarci addosso”.
Il riferimento è a un sistema che, secondo il presidente della SS Lazio, ha perso competitività a livello internazionale. Una riflessione che parte da un dato simbolico: l’assenza dell’Italia dalle ultime edizioni del Mondiale, nonostante l’allargamento del torneo.
Commissario sì, ma con poteri veri
Lotito apre anche all’ipotesi di un commissariamento, ma con una condizione precisa: deve essere uno strumento operativo, non solo formale.
“Serve qualcuno che abbia il potere di intervenire davvero, sulla base di un mandato chiaro”, spiega. “Solo così si possono attuare riforme indispensabili”.
Il punto centrale resta la volontà politica di cambiare. Senza quella, qualsiasi figura rischia di diventare solo simbolica.
Il nodo dei giovani: investire senza garanzie
Tra le criticità evidenziate, emerge anche la gestione dei talenti. Lotito denuncia un sistema che, a suo avviso, scoraggia gli investimenti sui giovani.
“Io investo su un ragazzo, lo faccio crescere, e poi dopo poco può andare via. Che senso ha?”, è la domanda che pone.
Un meccanismo che, secondo la sua lettura, indebolisce la programmazione dei club e rende più difficile costruire progetti a lungo termine.
Il paradosso fiscale: comprare all’estero conviene
Il passaggio più netto riguarda però il mercato. Lotito individua una distorsione che incide direttamente sulle scelte delle società:
“Comprando in Italia c’è un aggravio del 22%. All’estero no”.
Un riferimento al peso dell’IVA nelle operazioni nazionali, che finisce per rendere meno conveniente acquistare giocatori dal mercato interno rispetto a quello internazionale.
Il risultato è evidente: i club, già alle prese con bilanci complessi, tendono a cercare soluzioni più economiche fuori dai confini italiani.
“È un sistema che va cambiato”, insiste Lotito, indicando una delle possibili chiavi per aumentare la presenza di calciatori italiani in Serie A.
Una questione di competitività
Il filo conduttore del discorso è uno solo: riportare il calcio italiano a essere competitivo. Non solo sul piano sportivo, ma anche su quello economico e strutturale.
“Eravamo tra le prime potenze, oggi non lo siamo più”, è la sintesi implicita del suo intervento.
Per Lotito, la strada è obbligata: intervenire su regole, fiscalità e formazione. Senza questi passaggi, qualsiasi dibattito su nomi o incarichi rischia di restare superficiale.
Riforme prima di tutto
Il messaggio finale è chiaro e diretto:
“Partiamo dalle riforme, non dai nomi”.
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