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venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Interviste

Governo, Abodi e la riforma del calcio italiano: “Conta il progetto, non i nomi”

Nel suo intervento emerge anche il tema dell’autonomia dello sport rispetto alla politica. Un equilibrio delicato che richiede rispetto delle regole e consapevolezza dei ruoli.

Governo, Abodi e la riforma del calcio italiano: “Conta il progetto, non i nomi”
Nel pieno del dibattito sul futuro della FIGC, il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi interviene con un messaggio che sposta il focus dal piano delle persone a quello delle idee. Un cambio di prospettiva che riguarda non solo la governance, ma l’intero assetto del calcio italiano.

Governo, Abodi e la riforma del calcio italiano: “Conta il progetto, non i nomi”

“Non sono i nomi a fare la differenza” Dal palco del Luiss Sport Forum, Abodi invita a leggere il momento con maggiore profondità. Il punto centrale del suo ragionamento è semplice ma diretto: “Più che i nomi, contano le cose da fare”. Un’affermazione che riassume una visione ormai consolidata nel dibattito istituzionale: la leadership da sola non basta se non è accompagnata da una strategia condivisa tra tutte le componenti del sistema calcio. Il nodo del consenso e la qualità della collaborazione Il Ministro richiama anche l’ultimo ciclo elettorale federale, sottolineando un paradosso significativo: un consenso ampio non si è tradotto automaticamente in un miglioramento strutturale. Il riferimento è alla gestione della FIGC guidata da Gabriele Gravina, dove l’ampiezza del sostegno non ha garantito, secondo Abodi, una reale evoluzione del sistema. “Non è la quantità di consenso a determinare i risultati, ma la qualità della collaborazione”, è la sintesi della sua analisi. Una visione condivisa che ancora manca Il punto critico individuato dal Ministro è la frammentazione delle componenti del calcio italiano. Club, istituzioni e leghe spesso procedono con logiche differenti, difficili da ricondurre a un unico progetto operativo. “Se gli interessi individuali non si allineano a quelli collettivi, il sistema non funziona”, osserva Abodi. Un passaggio che mette in evidenza la necessità di una governance più coesa, capace di superare le divisioni interne. Riforme prima delle soluzioni personali Nel dibattito su possibili nuovi assetti dirigenziali, il Ministro ribadisce un principio chiave: la priorità non è la scelta dei nomi, ma la definizione delle riforme. “Mi interessa cosa si deve fare, non solo chi lo deve fare”, è il messaggio implicito. Un’impostazione che si inserisce nel più ampio processo di riflessione sul futuro del calcio italiano e sulla sua competitività internazionale. Il tema della competitività e la ferita delle sconfitte Abodi richiama anche il piano sportivo, citando le recenti difficoltà della Nazionale di calcio dell’Nazionale di calcio dell'Italia come un segnale di allarme. Le sconfitte, sottolinea, non devono essere archiviate come episodi isolati, ma trasformate in strumenti di analisi e cambiamento. “Una sconfitta deve diventare un punto di partenza, non un alibi”, è il concetto espresso. Commissariamento o elezioni: strumenti, non obiettivi Sul tavolo resta anche l’ipotesi di un intervento straordinario nella governance federale. Abodi non esclude nessuna opzione, ma chiarisce il principio di fondo: “Commissariamento ed elezioni sono strumenti, non obiettivi”. L’unica vera finalità, secondo il Ministro, resta la riforma del sistema e il recupero della competitività del calcio italiano. Autonomia e responsabilità istituzionale Nel suo intervento emerge anche il tema dell’autonomia dello sport rispetto alla politica. Un equilibrio delicato che richiede rispetto delle regole e consapevolezza dei ruoli. Il Ministro respinge inoltre le letture che attribuiscono alla politica responsabilità dirette delle difficoltà del sistema, ribadendo la necessità di una visione più ampia e condivisa. Un messaggio al sistema calcio Le parole di Abodi si inseriscono in un momento decisivo per il calcio italiano, tra scelte dirigenziali, riforme strutturali e necessità di rilancio internazionale.
Andrea Fiorentino · Redattore