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venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Interviste

FIGC, Malagò tra apertura e prudenza: "Ci sto pensando, il sistema va ripensato"

La sua è una riflessione in corso, maturata tra incontri, telefonate e segnali arrivati dal mondo del calcio in un momento particolarmente delicato.

FIGC, Malagò tra apertura e prudenza: "Ci sto pensando, il sistema va ripensato"
Nel cuore di San Siro, durante un evento organizzato dal Foglio Sportivo, Giovanni Malagò sceglie una linea sottile: non chiude alla possibilità di guidare la Federazione, ma evita accuratamente di esporsi come candidato ufficiale.

FIGC, Malagò tra apertura e prudenza: "Ci sto pensando, il sistema va ripensato"

La sua è una riflessione in corso, maturata tra incontri, telefonate e segnali arrivati dal mondo del calcio in un momento particolarmente delicato. "Non si può dire che io sia ufficialmente candidato", chiarisce, lasciando però intendere che l’ipotesi è tutt’altro che remota. Il contatto con numerose società, avvenuto anche prima della sfida contro la Bosnia, è il segnale di un sistema in fermento. "C’era preoccupazione", ammette, raccontando di un interesse crescente: in pochi giorni le interlocuzioni si sono moltiplicate, passando da un primo gruppo ristretto a un numero ben più ampio di club coinvolti. Un profilo che rivendica esperienza A chi mette in dubbio il suo legame con il calcio, Malagò risponde con una puntualizzazione che suona anche come una rivendicazione: "Ho vinto tre scudetti nel calcio a 5, ma non è questo il punto". Il messaggio è chiaro: la questione non è il curriculum sportivo, ma la visione per il futuro. Secondo l’ex presidente del CONI, il nodo centrale è strutturale. "Se tutto resta com’è, diventa difficile incidere", osserva, indicando la necessità di un cambiamento profondo piuttosto che di interventi superficiali. Un’idea che si traduce in un approccio pragmatico: non strappi immediati, ma un percorso costruito sulla credibilità e sulla capacità di convincere le diverse componenti del sistema. Il confronto con le componenti del calcio Il percorso, se dovesse concretizzarsi, passerebbe inevitabilmente dal dialogo. Malagò ha già avviato un confronto diretto con la componente tecnica — allenatori e calciatori — e si prepara a estenderlo ai presidenti dei club. "L’impressione è che ci sia voglia di proporre", spiega, sottolineando un clima che, almeno su questo fronte, appare costruttivo. "Se dovessi andare avanti, dovrò integrare suggerimenti e richieste", aggiunge, delineando un metodo che punta alla condivisione. Non una rivoluzione calata dall’alto, ma un processo graduale: "Si può intervenire con decisioni drastiche oppure convincendo tutti a fare un passo indietro per poi farne due avanti in tempi brevi". Il rapporto con l’attuale governance Nel quadro attuale, resta centrale la figura di Gabriele Gravina, che ha espresso la volontà di portare a termine il proprio mandato. Malagò riconosce questo diritto, ma sottolinea anche la necessità di una riflessione più ampia sul sistema nel suo complesso: "Non credo che tutti abbiano fatto solo del male, ma è evidente che qualcosa debba essere rivisto". Il tema, dunque, non è solo personale o legato a una possibile alternanza al vertice, ma riguarda l’intera architettura del calcio italiano, oggi chiamata a confrontarsi con credibilità, risultati e prospettive. Sport e politica, un equilibrio inevitabile Nel suo intervento emerge anche una visione chiara del rapporto tra sport e istituzioni. "Col passare del tempo è sempre più indispensabile che la politica si occupi di sport", afferma, evidenziando come il dialogo con il mondo politico sia ormai una componente strutturale della gestione sportiva. Malagò rivendica relazioni solide e trasversali, costruite negli anni, ma mette anche in guardia dalla volatilità del contesto politico: "Quando gli interlocutori cambiano continuamente, bisogna sapersi adattare senza perdere la propria linea". Il principio resta quello della collaborazione ampia, senza rinunciare alla coerenza. Una decisione ancora aperta La sensazione, al termine del suo intervento, è quella di una partita ancora tutta da giocare. Nessuna candidatura ufficiale, ma nemmeno una smentita. Piuttosto, un tempo di riflessione che si alimenta di contatti, pressioni e valutazioni strategiche. "Devo pensarci", ripete più volte. Ed è proprio in questa sospensione che si concentra il peso della scelta: accettare una sfida complessa, in un sistema che lui stesso ritiene da ripensare, oppure restare osservatore privilegiato di un cambiamento che, comunque, appare inevitabile.
Andrea Fiorentino · Redattore