Calcio · Napoli · Serie A · Calciomercato Instagram · Facebook · X · YouTube
venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
Google News
Interviste

FIGC, Gravina si sfoga: "La Nazionale ignorata, io isolato dopo la Bosnia"

Con nuove elezioni federali all’orizzonte, il calcio italiano si trova in una fase di transizione. Le parole di Gravina non sono solo uno sfogo, ma anche un’eredità.

FIGC, Gravina si sfoga: "La Nazionale ignorata, io isolato dopo la Bosnia"
Il momento del calcio italiano è fragile, ma le parole di Gabriele Gravina lo rendono ancora più evidente. Non è una semplice analisi, è uno sfogo amaro, personale e istituzionale allo stesso tempo. Un racconto che parte dalla delusione sportiva e arriva fino a una critica strutturale dell’intero sistema.

FIGC, Gravina si sfoga: "La Nazionale ignorata, io isolato dopo la Bosnia"

Il punto di rottura resta la notte di Zenica, contro la Bosnia ed Erzegovina. Una sconfitta che ha escluso l’Italia dal percorso mondiale e che ha lasciato strascichi profondi. Gravina prova a smorzare con sarcasmo, ma il tono tradisce altro: "Forse avrei dovuto allenarmi di più…". Una battuta che, in realtà, sposta il focus su un concetto preciso: le responsabilità non possono ricadere su una sola figura. Le dimissioni e una scelta definita "d’amore" Dopo quella partita, la decisione di dimettersi dalla guida della FIGC. Un gesto che Gravina descrive come inevitabile. "È stato un atto d’amore verso il calcio", racconta, lasciando intendere che la scelta fosse maturata da tempo. Vincoli, pressioni, limiti strutturali: elementi che, secondo lui, frenano lo sviluppo del movimento. "Vivo da recluso": il lato umano della crisi Il racconto si fa più personale quando Gravina descrive il periodo successivo alla sconfitta. "Vivo quasi da recluso", confessa. Una frase che fotografa il clima attorno alla Nazionale e, più in generale, al calcio italiano. Le critiche, spesso dure, hanno superato il piano sportivo per entrare in quello personale. E su questo punto non lascia spazio a interpretazioni: "Non accetto di essere definito indegno". Una linea netta, tracciata per difendere non solo il ruolo, ma anche la propria credibilità. Il nodo centrale: la Nazionale dimenticata Tra tutte le dichiarazioni, ce n’è una che colpisce più delle altre. "In Italia della Nazionale non frega a nessuno". Un’accusa diretta, che chiama in causa club, politica e sistema calcistico. Secondo Gravina, l’interesse per l’Italia emerge solo nei momenti negativi, come strumento di critica o posizionamento. Nei periodi di costruzione, invece, manca il sostegno. Club e talento: una frattura evidente Il presidente uscente punta poi il dito contro i club, in particolare quelli di Serie A. Il tema è quello dello sviluppo dei giovani. "I club pensano ai propri interessi", è la sintesi. Essendo aziende private, privilegiano risultati immediati rispetto alla crescita del talento nazionale. Un conflitto che, nel tempo, ha indebolito il legame tra campionato e Nazionale, rendendo più difficile costruire una base solida e continuativa. Tra difesa e autocritica Non manca, comunque, un riconoscimento del lavoro svolto dallo staff tecnico. Gravina difende Gennaro Gattuso, definendolo preparato e capace di dare identità alla squadra in poco tempo. Allo stesso modo, spende parole di fiducia per Gianluigi Buffon, indicando in lui una figura destinata a restare centrale nel futuro del calcio italiano. Un sistema da ripensare Il quadro che emerge è complesso. Non si tratta solo di una crisi di risultati, ma di un problema più ampio, che riguarda organizzazione, visione e collaborazione tra le varie componenti. "Serve un nuovo modo di relazionarsi", lascia intendere Gravina, soprattutto nei rapporti con la politica e con le istituzioni.
Andrea Fiorentino · Redattore