così il presidente, intervenuto con una lettera durante "Se non ora quando?", il seminario sull'azionariato popolare nel calcio promosso dall'economista Carlo Cottarelli, Interspac.
"Il tema dell'azionariato diffuso come partecipazione popolare è una via da studiare per capire se sia in grado di alleggerire il peso del grande indebitamento che grava sui nostri club": così il presidente Gabriele Gravina, intervenuto con una lettera durante "Se non ora quando?", il seminario sull'azionariato popolare nel calcio promosso dall'economista Carlo Cottarelli, Interspac.
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Ci sono margini, aperture, da parte della stanza dei bottoni, dalle torri d'avorio che gestiscono il calcio. "Dopo tanti anni, è tempo di valutare al meglio se e come si può integrare questo modello nel sistema calcio italiano, che deve essere sempre più stabile e sostenibile", prosegue il numero uno della Federcalcio Gravina. Un tema, quello dell'azionariato popolare rivolto al pallone, che ha smussato qualche stortura da parte dei piani alti: un tema affascinante, coinvolgente. Al punto che sono intervenuti anche il presidente del Coni Giovanni Malagò, reduce dalla trionfale estate per i colori azzurri, e appunto il presidente della Figc: il primo con un videomessaggio: "È un’iniziativa che merita attenzione - ha detto il massimo rappresentante del Coni -. È sotto gli occhi di tutti la crisi finanziaria che ha caratterizzato i bilanci di quasi tutte le società. In più c’è stata la pandemia, con i ricavi scesi in maniera preponderante. E non mi sembra ci sia stata tanta volontà di abbassare i costi. Bisogna fare qualcosa di diverso". Gravina, con un testo letto dai presenti, che conteneva le parole contenute all'inizio.
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