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giovedì 30 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Interviste

Figc, Gravina all’attacco nel finale di mandato: "La politica ha lasciato solo il calcio italiano"

Nel corso del suo intervento a Radio Anch’io Sport, il numero uno uscente della Federcalcio ha rivendicato il lavoro svolto negli ultimi anni, sottolineando come il progetto legato alla candidatura europea sia nato da una sua intuizione e si sia successivamente trasformato in una concreta…

Figc, Gravina all’attacco nel finale di mandato: "La politica ha lasciato solo il calcio italiano"
A pochi giorni dalla conclusione della sua esperienza alla guida della FIGC, Gabriele Gravina sceglie di lasciare il palco senza diplomazie. Il presidente federale uscente, dimessosi dopo l'ennesima delusione della Nazionale, torna infatti a puntare il dito contro la politica italiana, accusata di aver mostrato scarso interesse verso le esigenze strutturali del movimento calcistico.

Figc, Gravina all’attacco nel finale di mandato: "La politica ha lasciato solo il calcio italiano"

Le sue parole arrivano in una fase particolarmente delicata per il calcio italiano, impegnato nella corsa contro il tempo per presentare gli stadi destinati a ospitare EURO 2032. Un percorso che, secondo Gravina, è stato portato avanti quasi esclusivamente grazie all'impegno della Federazione, dei club e delle amministrazioni locali. Nel corso del suo intervento a Radio Anch’io Sport, il numero uno uscente della Federcalcio ha rivendicato il lavoro svolto negli ultimi anni, sottolineando come il progetto legato alla candidatura europea sia nato da una sua intuizione e si sia successivamente trasformato in una concreta opportunità per il Paese. "Riuscire a consegnare una lista di impianti all'altezza delle richieste UEFA sarà soprattutto il risultato del lavoro del mondo del calcio", ha sostanzialmente ribadito Gravina, evidenziando il contributo delle società che hanno investito nelle infrastrutture e dei Comuni che hanno sostenuto i progetti di riqualificazione. Il passaggio più significativo riguarda però il rapporto con le istituzioni nazionali. Pur evitando uno scontro diretto con il ministro per lo Sport Andrea Abodi, Gravina ha lasciato emergere un malcontento maturato nel tempo. Il riferimento è alla mancanza di un sostegno concreto su temi ritenuti strategici per il futuro del calcio italiano, a partire proprio dal dossier EURO 2032. Secondo il presidente uscente, l'organizzazione del torneo continentale rappresenta un successo costruito quasi esclusivamente all'interno del sistema calcistico. Una convinzione che si accompagna alla critica per l'assenza di finanziamenti pubblici paragonabili a quelli destinati ad altri grandi eventi internazionali ospitati dall'Italia negli ultimi anni. Ma il tema infrastrutturale non è l'unico nodo affrontato da Gravina. Nel suo bilancio finale c'è spazio anche per una riflessione sul futuro tecnico del movimento e sulla valorizzazione dei giovani talenti italiani. Un argomento che il dirigente considera centrale per comprendere le difficoltà attraversate dalla Nazionale maggiore. Pur rivendicando i risultati ottenuti dalle selezioni giovanili, protagoniste negli ultimi anni di numerosi piazzamenti nelle principali competizioni internazionali, Gravina individua il problema nel passaggio verso il calcio professionistico di alto livello. Per il presidente federale, infatti, il sistema italiano continua a mostrare poca pazienza nei confronti dei giovani calciatori, spesso giudicati troppo rapidamente e privati della continuità necessaria per completare il proprio percorso di crescita. Una riflessione che si collega inevitabilmente anche ai rapporti con la Serie A. Gravina ha riconosciuto le difficoltà nel trovare una linea comune tra Federazione e club, ricordando come le società siano chiamate a rispondere prima di tutto a logiche aziendali e risultati economici. Per questo motivo, secondo la sua visione, la strada non può essere quella delle imposizioni, bensì quella degli incentivi destinati a favorire l'utilizzo dei calciatori italiani. Nel suo ultimo affondo pubblico emerge quindi una convinzione precisa: il calcio italiano possiede ancora risorse, competenze e capacità per tornare competitivo, ma necessita di una strategia condivisa e soprattutto di un maggiore supporto istituzionale. Mentre si avvicina il passaggio di consegne alla guida della FIGC, Gravina affida così il proprio messaggio finale al futuro presidente federale. Un augurio accompagnato da una richiesta chiara: ricevere dalla politica quell'attenzione che, a suo giudizio, è mancata durante gli anni del suo mandato. Parole che chiudono un ciclo caratterizzato da successi nel settore giovanile, tensioni istituzionali e risultati altalenanti della Nazionale maggiore, lasciando aperto il dibattito sul ruolo che politica, federazione e club dovranno avere nella ricostruzione del calcio italiano.
Andrea Fiorentino · Redattore