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venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Interviste

Crisi del calcio italiano, Abodi incalza la FIGC: “Serve rifondare i vertici per ripartire”

"Ci furono sussulti di dignità: Abete lasciò dopo i gironi falliti in Brasile e il compianto Tavecchio fece lo stesso dopo il playoff con la Svezia". Un passaggio che rafforza l’idea di una necessaria discontinuità per ristabilire credibilità e fiducia.

Crisi del calcio italiano, Abodi incalza la FIGC: “Serve rifondare i vertici per ripartire”
Il dibattito sul futuro del calcio italiano si riaccende con toni netti e senza mediazioni. Dopo l’ennesimo passaggio a vuoto della Nazionale, il ministro per lo Sport Andrea Abodi interviene pubblicamente e punta il dito contro l’attuale assetto dirigenziale, indicando come priorità un profondo rinnovamento ai vertici federali. Una posizione che alimenta il confronto istituzionale e riporta al centro il tema della governance del movimento calcistico.

Crisi del calcio italiano, Abodi incalza la FIGC: “Serve rifondare i vertici per ripartire”

"È evidente a tutti che il calcio italiano va rifondato e che questo processo debba ripartire da un rinnovamento dei vertici della Figc", afferma Abodi, sottolineando come la crisi non possa essere interpretata come un episodio isolato ma come il risultato di dinamiche strutturali che richiedono un cambio di rotta. Il ministro respinge anche l’idea che le responsabilità possano essere attribuite alle istituzioni pubbliche, ricordando l’impegno costante del Governo a sostegno dell’intero sistema sportivo nazionale. Nel suo intervento, Abodi ringrazia la squadra e lo staff tecnico per l’impegno dimostrato, ma evidenzia la necessità di affrontare il problema con realismo. "Non può bastare lo scarica barile dicendo che ci si aspettava di più dalle istituzioni", osserva, invitando a un’assunzione di responsabilità diffusa. Il riferimento è alla terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali, un dato che pesa non solo sul piano sportivo, ma anche sull’immagine internazionale del Paese. Il ministro allarga poi la riflessione al ruolo del calcio nella società italiana. "Il calcio è uno sport e, in un tempo di crisi militari ed economiche come questo, non va caricato di significati eccessivi", spiega. Tuttavia riconosce come, nel contesto nazionale, il pallone rappresenti molto più di una semplice competizione agonistica. "Particolarmente in Italia, dove il calcio si fa cultura popolare, rito comunitario, prestigio internazionale". Da qui la preoccupazione per le nuove generazioni: "Mi dispiace pensare che ci sia un'intera generazione di bambini e ragazzi che non abbia ancora provato l'emozione di vedere la Nazionale ai Mondiali". La prospettiva di un intervento più incisivo non viene esclusa. Abodi apre alla possibilità di valutare anche un commissariamento, precisando di aver già invitato il presidente del Coni a esaminare tutte le opzioni tecniche compatibili. "Quando per tre edizioni non vai ai Mondiali è una sconfitta. Oggi non è un giorno normale", sottolinea, lasciando intendere che il momento richieda scelte non ordinarie. Nel richiamare precedenti storici, il ministro evidenzia come in passato le responsabilità siano state riconosciute con gesti concreti. "Ci furono sussulti di dignità: Abete lasciò dopo i gironi falliti in Brasile e il compianto Tavecchio fece lo stesso dopo il playoff con la Svezia". Un passaggio che rafforza l’idea di una necessaria discontinuità per ristabilire credibilità e fiducia. Resta sullo sfondo il tema del commissariamento della Federazione. Una procedura che può essere attivata solo in presenza di condizioni precise: gravi irregolarità amministrative, violazioni dell’ordinamento sportivo, impossibilità di funzionamento degli organi direttivi oppure incapacità di garantire il regolare svolgimento dei campionati. Si tratta quindi di un’ipotesi estrema, ma che nel dibattito attuale assume un peso politico e simbolico rilevante. L’intervento di Abodi segna dunque un passaggio importante nella discussione sul futuro del calcio italiano. Il messaggio è chiaro: serve responsabilità, umiltà e una nuova visione strategica. "L'Italia deve tornare ad essere l'Italia, anche nel calcio mondiale", conclude il ministro, sintetizzando l’obiettivo di una rifondazione che non riguarda soltanto i risultati, ma l’intero sistema.
Andrea Fiorentino · Redattore