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giovedì 30 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Interviste

Conte e la nuova idea di calcio: "I moduli non bastano più, oggi conta quanti uomini attaccano e quanti difendono"

In un'intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, il tecnico ha spiegato come il concetto tradizionale di modulo sia ormai superato da una visione più dinamica del gioco, basata sui comportamenti collettivi e sulla gestione degli spazi nelle due fasi.

Conte e la nuova idea di calcio: "I moduli non bastano più, oggi conta quanti uomini attaccano e quanti difendono"
Antonio Conte cambia prospettiva e invita a leggere il calcio moderno con un linguaggio diverso. In un'intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, il tecnico ha spiegato come il concetto tradizionale di modulo sia ormai superato da una visione più dinamica del gioco, basata sui comportamenti collettivi e sulla gestione degli spazi nelle due fasi.

Conte e la nuova idea di calcio: "I moduli non bastano più, oggi conta quanti uomini attaccano e quanti difendono"

Secondo Conte, parlare soltanto di 3-5-2, 4-3-3 o 4-4-2 non descrive più realmente ciò che accade in campo. Il calcio contemporaneo, infatti, cambia continuamente durante la partita: una squadra può costruire con una determinata struttura offensiva e trasformarsi completamente quando perde il pallone.

"L’atteggiamento di una squadra ormai è determinato dal numero di giocatori con cui attacca e con cui viene attaccata", ha spiegato Conte alla Gazzetta dello Sport, sottolineando come la fase di possesso e quella difensiva siano diventate due sistemi distinti ma collegati.

Per l'allenatore, oggi una squadra deve ragionare soprattutto sulle superiorità numeriche e sulla capacità di prevenire le ripartenze avversarie. "Si difende sempre in cinque o sei, perché non si può più concedere la superiorità numerica a un avversario che viene su con sei elementi", ha spiegato, evidenziando l'importanza delle preventive, ovvero quei movimenti studiati per proteggere la squadra nel momento in cui si perde il pallone.

Il concetto centrale è che il calcio moderno non viene più interpretato attraverso una posizione fissa dei giocatori, ma attraverso riferimenti e occupazione degli spazi. Una squadra può attaccare con una struttura e difendere con un'altra, adattandosi alle caratteristiche degli avversari e alle situazioni della partita.

Conte ha portato un esempio concreto legato al lavoro quotidiano in allenamento: la stessa azione viene preparata sia per creare occasioni offensive sia per organizzare la reazione immediata in caso di perdita del pallone. Gli uomini coinvolti nell'attacco devono quindi sapere anche come comportarsi nella fase successiva, perché ogni possesso può trasformarsi rapidamente in un momento difensivo. L'ex allenatore del Napoli ha spiegato che oggi le squadre possono sviluppare diverse configurazioni offensive, come un 3-2-5, un 2-3-5 o persino un 2-2-6, mentre nella fase difensiva possono trasformarsi in un 4-4-2 o in un 5-4-1. Il modulo di partenza diventa quindi soltanto un punto di riferimento iniziale e non una fotografia completa della squadra. La riflessione di Conte nasce da un calcio sempre più veloce, dove la distanza tra attacco e difesa si è ridotta e ogni giocatore deve possedere una maggiore conoscenza tattica. Il tecnico sottolinea così il passaggio da un calcio basato sui numeri a uno fondato sui principi: non conta soltanto dove si trova un calciatore, ma cosa deve fare quando la squadra possiede o perde il pallone. Una trasformazione che riguarda anche il modo di raccontare il calcio. Per Conte, continuare a descrivere una squadra soltanto attraverso il modulo rischia di semplificare eccessivamente un gioco diventato molto più complesso, nel quale la vera identità nasce dall'equilibrio tra fase offensiva e fase difensiva.
Andrea Fiorentino · Redattore