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venerdì 31 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Interviste

Como, Suwarso: “Prima le mucche, poi il latte”. Il calcio come investimento, non come ossessione

Non è romanticismo, è sostenibilità. In un sistema come quello della Serie A, dove il divario economico con le grandi è strutturale, il valore si crea attraverso scouting e sviluppo.

Como, Suwarso: “Prima le mucche, poi il latte”. Il calcio come investimento, non come ossessione
BOLOGNA, ITALY - FEBRUARY 01: Joey Saputo, president of Bologna FC speaks to Mirwan Suwarso, president of Como prior to the Serie A match between Bologna and Como at Stadio Renato Dall'Ara on February 01, 2025 in Bologna, Italy. (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)
Il calcio come impresa, non come febbre. Il pallone come asset, non come fine. Al Business of Football Summit, Mirwan Suwarso, presidente del Como 1907, ha raccontato il progetto lariano con una lucidità che spiazza.

Como, Suwarso: “Prima le mucche, poi il latte”. Il calcio come investimento, non come ossessione

Nessuna promessa roboante, nessuna rincorsa alla parola “Champions” come slogan. Piuttosto una visione industriale, lineare, quasi spietata nella sua chiarezza. “Bello comprare un calciatore a 7 milioni e rivenderlo a 70. Bisogna avere le mucche e poi mungerle”. La metafora, mutuata dal business caseario degli Hartono, proprietari del club, non è una battuta folkloristica. È una dichiarazione di metodo. Como, una piazza piccola in mezzo ai giganti Suwarso parte da un dato geografico e culturale. Como non arriva a centomila abitanti. La provincia non tocca il milione. A mezz’ora c’è Milano, con due colossi del calcio italiano. A poco più di un’ora l’Atalanta, a due ore la Juventus. “Quando siamo arrivati, il 90% della popolazione tifava per le tre big”. Non è una lamentela. È un’analisi di mercato. In un territorio dove la fidelizzazione calcistica era già orientata altrove, il Como non poteva limitarsi a competere sul piano sportivo. Doveva costruire un’identità alternativa. “Stiamo creando un’alternativa: un club, non un hotel”. La frase è chiave. Il lago è già una destinazione internazionale. Il turismo funziona indipendentemente dal risultato della domenica. L’obiettivo non è sfruttare l’onda emotiva, ma integrarsi in un ecosistema economico più ampio. Il brand prima dello sponsor Nel racconto di Suwarso emerge un altro punto decisivo: il ribaltamento del rapporto con i partner commerciali. “Non abbiamo gli sponsor che bussano alla porta, così abbiamo cambiato prospettiva. Noi chiediamo: ‘Vuoi lavorare con noi?’”. L’esempio con Adidas è emblematico. Quando il Como era in Serie B, il marchio tedesco si è fatto avanti. La risposta non è stata una richiesta economica tradizionale, ma un accordo basato sulla fornitura di prodotti da personalizzare. Oggi solo il 40% delle vendite merchandising deriva dalle maglie. Il resto è abbigliamento, lifestyle, identità visiva. Il Como non vende solo una squadra: vende un’immagine, un’estetica, un’appartenenza. “Il latte più del bestiame”: la strategia sugli investimenti La metafora delle mucche chiarisce la filosofia proprietaria. Gli Hartono, imprenditori abituati a ragionare in termini di crescita e valorizzazione, non si innamorano del singolo calciatore. Si concentrano sul ciclo di investimento. Comprare bene, far crescere, rivendere meglio. Non è romanticismo, è sostenibilità. In un sistema come quello della Serie A, dove il divario economico con le grandi è strutturale, il valore si crea attraverso scouting e sviluppo. “Amano vedere un ragazzo comprato per sei o sette milioni arrivare a una valutazione di 70 o 80 milioni, sono più interessati al latte che al bestiame”. Tradotto: il capitale umano è un mezzo per generare plusvalore, non un totem intoccabile. Risultati sportivi? Importanti, ma non totalizzanti Forse la frase più sorprendente riguarda proprio il campo. “Spero che tutto ciò che riguarda il lago e il turismo funzioni, indipendentemente da come va la squadra”. Non è disinteresse. È prospettiva. Il Como deve esistere anche quando il campionato si ferma, quando l’estate spegne i riflettori sul calcio. Il club vuole radicarsi nel territorio e nel tessuto economico, non vivere solo di classifica. E la Champions League? “Potremmo non arrivarci, per cui oggi non è una possibilità”. Nessuna promessa fuori misura. Nessuna rincorsa a obiettivi che rischiano di destabilizzare il progetto. Se arriverà, sarà una conseguenza. Non un’ossessione. Un modello controcorrente Nel panorama italiano, dove spesso si parla di ambizione solo in termini di acquisti e piazzamenti europei, il Como propone una traiettoria diversa. Prima l’infrastruttura, poi il risultato. Prima il valore, poi il trofeo. Prima la solidità economica, poi la celebrazione. Suwarso non vende sogni a breve termine. Costruisce un sistema. E in un calcio sempre più esposto alle oscillazioni finanziarie, la sua visione sembra meno provocatoria di quanto possa apparire.
Andrea Fiorentino · Redattore