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giovedì 30 luglio 2026 Calcio · Napoli · Serie A
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Interviste

Caso Rocchi, la Procura FIGC rompe il silenzio: “Basta ricostruzioni fantasiose”

A parlare è Giuseppe Chinè, capo della Procura Federale della FIGC, che interviene per chiarire (e in parte smentire) quanto circolato nelle ultime ore.

FIGC
Nel pieno della tempesta che sta investendo il sistema arbitrale italiano, arriva una presa di posizione netta e senza sfumature.

Caso Rocchi, la Procura FIGC rompe il silenzio: “Basta ricostruzioni fantasiose”

A parlare è Giuseppe Chinè, capo della Procura Federale della FIGC, che interviene per chiarire (e in parte smentire) quanto circolato nelle ultime ore. Il messaggio è diretto, quasi tagliente: molte delle ricostruzioni diffuse non corrispondono alla realtà. “Notizie non veritiere”: la linea della Procura "Si stanno diffondendo versioni fantasiose e prive di aderenza ai fatti". È questa, in sintesi, la posizione espressa da Chinè, che difende l’operato della Procura Federale e ricostruisce con precisione i passaggi ufficiali della vicenda. Al centro di tutto c’è un solo atto formale: l’esposto presentato dall’assistente arbitrale Domenico Rocca, ricevuto il 21 maggio 2025. Il documento faceva riferimento a un presunto intervento esterno in sala VAR durante la gara Udinese-Parma, chiamando in causa il designatore Gianluca Rocchi. L’indagine sportiva e la decisione di archiviare A seguito dell’esposto, la Procura Federale ha avviato un’indagine interna, seguendo le procedure previste dal Codice di Giustizia Sportiva. Sono stati ascoltati tutti i soggetti coinvolti o potenzialmente informati sui fatti, inclusi coloro che erano presenti nella struttura VAR di Lissone. Il risultato, sottolinea Chinè, è stato chiaro: nessuna violazione disciplinare è emersa a carico di tesserati dell’Associazione Italiana Arbitri. Da qui la decisione, formalizzata nel luglio 2025, di proporre l’archiviazione del procedimento. Una proposta poi condivisa anche dalla Procura Generale dello Sport presso il CONI. "Non sono emersi elementi rilevanti sotto il profilo sportivo", è la sintesi della posizione federale. Il nuovo scenario: l’indagine penale Il quadro cambia, però, con l’intervento della Procura della Repubblica di Milano, che sta portando avanti un’indagine penale parallela. Ed è proprio su questo punto che si apre una nuova fase. Chinè conferma che la Procura Federale si è già attivata per acquisire gli atti dell’inchiesta penale. Un passaggio fondamentale per valutare eventuali sviluppi. "Se emergeranno elementi nuovi e decisivi, l’indagine sportiva potrà essere riaperta", chiarisce il procuratore. Due piani distinti: sportivo e penale Il nodo centrale della vicenda sta proprio qui: la distinzione tra giustizia sportiva e giustizia ordinaria. Sul piano sportivo, allo stato attuale, il caso era stato chiuso per assenza di prove. Sul piano penale, invece, gli accertamenti sono ancora in corso e potrebbero portare a conclusioni diverse. Una differenza sostanziale, che spiega anche il cortocircuito informativo delle ultime ore. Un richiamo alla responsabilità L’intervento di Chinè non è solo tecnico, ma anche comunicativo. È un invito — neanche troppo velato — a una maggiore cautela nella diffusione delle notizie. "Serve rigore, non interpretazioni forzate", sembra essere il messaggio implicito. In un momento in cui il sistema arbitrale è già sotto pressione, ogni ricostruzione non verificata rischia di amplificare tensioni e alimentare confusione. In attesa della verità La vicenda resta aperta e complessa. Da una parte, un’indagine sportiva già archiviata. Dall’altra, un’inchiesta penale che potrebbe cambiare gli equilibri. Nel mezzo, un sistema che prova a difendersi e a fare chiarezza. E una certezza: le prossime settimane saranno decisive per capire se questo caso resterà un episodio controverso o diventerà qualcosa di molto più profondo.
Andrea Fiorentino · Redattore